"Comprano frutta per 50mila euro e la pagano con assegno a vuoto", a giudizio per truffa

Grossista e intermediario finiscono a processo con l'accusa di avere raggirato il titolare di un'azienda agricola che, dopo un acconto di 4mila euro, non ha visto più nè la merce nè i soldi

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Acquista seicento chili di di frutta e paga con assegno scoperto e protestato. Il titolare di un negozio all'ingrosso e l'intermediario finiscono a processo per l'accusa di truffa. Si tratta di Angelo Mangiavillano, 33 anni, di Licata e Gioacchino Militello, 32 anni, di Canicattì. 

Il pubblico ministero Lorenzo Nicastro, della Procura della Repubblica di Matera, ha disposto la citazione a giudizio. Trattandosi di un reato con una pena prevista inferiore ai 4 anni di reclusione, in sostanza, non è prevista l'udienza preliminare. L'inizio del processo è stato fissato, davanti al giudice monocratico Valerio Sasso, per il 9 marzo.

La truffa si sarebbe consumata a Scanzano Jonico, dove ha sede l'azienda che sarebbe stata raggirata, nel 2019. Il 25 giugno di due anni fa, il titolare di una grossa azienda che produce e commercializza prodotti ortofrutticoli ha presentato una querela raccontando di essere stato truffato. 

Militello, in particolare, titolare della ditta di commercio all'ingrosso "L'oasi della frutta", con sede legale a Canicattì, e Mangiavillano, in qualità di intermediatore nella compravendita di merci, avrebbero raggirato il titolare di un'azienda agricola di Scanzano Jonico contrattando diverse forniture di frutta, di 600 chili, per un valore complessivo di 50mila euro. 

Il titolare, secondo quanto ipotizza la Procura lucana, sarebbe stato ingannato con un iniziale pagamento di un acconto di circa 4.000 euro in due distinti assegni. Il problema è sorto quando il fornitore ha portato in banca il terzo assegno, per un importo di circa 3.800 euro. Il venditore provò ad incassarlo ma il titolo di credito era scoperto e protestato.

La presunta vittima chiese spiegazioni all'intermediatore che avrebbe replicato con vari pretesti. "La promessa di saldare l'importo residuo di 46mila euro - sottolinea il pm - non è stata mantenuta nè si è provveduto a restituire la merce consegnata e non pagata".

I difensori dei due imputati - gli avvocati Daniele Re e Calogero Lo Giudice - prima dell'eventuale apertura del dibattimento, potranno chiedere riti alternativi come il giudizio abbreviato o il patteggiamento. 

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