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Domenica, 22 Maggio 2022
Cronaca Licata

"Disabili torturati e video diffusi sui social", 4 condanne da 7 a 9 anni di carcere

Per la prima volta in Sicilia è stato riconosciuto il reato di tortura: le vittime sarebbero state legate e picchiate con calci e pugni oppure imbrattati con della vernice

Le derisioni, le violenze gratuite ai danni di tre disabili fino alle denunce, l'indagine lampo e i fermi disposti dalla Procura: 9 mesi dopo per quattro imputati sono state decise altrettante condanne dai 7 ai 9 anni di carcere. Per la prima volta è stato riconosciuto il reato di tortura.

Il giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, ha condannato i licatesi Antonio Casaccio, 27 anni (9 anni di reclusione); Gianluca Sortino, 24 anni (7 anni), Angelo Marco Sortino, 37 anni (7 anni) e Jason Lauria, 26 anni (8 anni).

Il gip Alessandra Vella, lo scorso gennaio, su richiesta del procuratore Luigi Patronaggio e del pubblico ministero Gianluca Caputo, aveva convalidato il fermo dei due Sortino e di Casaccio. Il quarto imputato non era stato raggiunto da alcuna misura. 

I disabili, secondo quanto ha accertato il processo, sarebbero stati picchiati, sequestrati e umiliati nella propria abitazione o per strada. In una circostanza uno dei tre invalidi civili sarebbe stato brutalmente pestato con un bastone, legato con del nastro adesivo e abbandonato per strada fino a quando una donna di passaggio non lo liberò.

In altre sarebbero stati umiliati con della vernice al volto e con una sostanza che aveva provocato la caduta dei capelli. Oppure, ancora, legati a una sedia con un secchio in testa e picchiati. Calci, pugni, bastonate e minacce di morte. Il tutto sempre filmato con degli smartphone e diffuso in rete, sui social con titoli di derisione.

Un racconto dell'orrore, andato avanti per molti giorni, con tre vittime scelte a caso, solo perchè disabili. La loro "ribellione", dopo gli ennesimi pestaggi, ha fatto scattare l'inchiesta, che la Procura di Agrigento ha delegato ai carabinieri di Licata. Durante le indagini anche il padre di una delle tre vittime ha raccontato ai militari i danni psichici subiti dal figlio.

Le vittime hanno confermato le accuse in occasione dell'incidente probatorio dove una delle vittime ha denunciato pure di avere subito pressioni per ritrattare.

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