"Aggiustò processo con falsa testimone", no dalla difesa a sentire l'imputato

I legali di Angelo Balsamo si oppongono alla richiesta della procura generale di riaprire l'istruttoria

L'ex sindaco Angelo Balsamo

La procura generale chiede di sentire uno degli imputati, in seguito alla ritrattazione e alla decisione di accusare l'ex sindaco di avergli proposto un pacchetto di voti per la candidatura della figlia in consiglio comunale in cambio del suo interessamento a fare "aggiustare" una testimonianza. La difesa si oppone e chiede di produrre altri documenti che spiegherebbero l'improvviso cambio di rotta. Il 10 dicembre i giudici di appello prenderanno una decisione.  

Il cinquantottenne Carmelo Malfitano, dipendente di un'impresa di onoranze funebri, dopo sei anni fa retromarcia e accusa l'ex sindaco di Licata Angelo Balsamo, sotto processo nella qualità di avvocato. In appello è stata chiesta la condanna a 5 anni per falsa testimonianza, corruzione in atti giudiziari e calunnia. Il sostituto procuratore generale Caterina Bartolozzi, nelle scorse settimane, ha depositato un verbale di interrogatorio reso da uno degli imputati, ovvero Malfitano, imputato di favoreggiamento nei confronti dello stesso Balsamo.

Il verbale, sottoscritto il 27 luglio davanti al procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella, fa luce su alcuni aspetti della vicenda, in particolare sull'accusa di corruzione, esclusa dai giudici di primo grado. Malfitano racconta di avere ricevuto da Balsamo la promessa di un pacchetto di 30 o 40 voti per la figlia come ricompensa per convincere due sorelle a ritirare le denunce nei suoi confronti e poi per indurre una donna, che sarebbe stata "comprata" per mentire in udienza, a raccontare il falso ai pm. Balsamo, 63 anni, arrestato il 13 gennaio del 2014, quando era sindaco di Licata, è accusato di avere truccato una testimonianza per fare vincere una causa a una cliente che, adesso, è parte civile con l'assistenza dell'avvocato Leonardo Marino.

Tre anni e sei mesi, invece, sono stati inflitti in primo grado a Francesca Bonsignore, 59 anni, che sarebbe stata ingaggiata con 200 euro per mentire in udienza raccontando una falsa versione dei fatti per fare vincere la causa, legata a una richiesta di risarcimento dopo un incidente stradale, alla cliente di Balsamo che chiedeva i danni per un sinistro nel quale era rimasto coinvolto il figlio. Malfitano conferma i due tentativi fatti per convincere le due donne. I difensori di Balsamo - gli avvocati Lillo Fiorello e Antonino Gagliano - si oppongono alla nuova prova e chiedono di produrre alcuni atti dai quali emergerebbe un recente attrito fra i due imputati che avrebbe reso poco genuino il cambio di versione. 

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