"Pistolettate ai tecnici che collocavano le microspie", in aula i poliziotti della scientifica

Il 23enne Paolo Greco è accusato di tentato omicidio, il consulente della difesa sarà ascoltato in video collegamento per problemi legati al Covid

Paolo Greco

Non tutti i bossoli erano esplosi a conferma del fatto che l'arma si sarebbe inceppata. In ogni caso la pistola era perfettamente funzionante. Due esperti del gabinetto di polizia scientifica ricostruiscono in aula le indagini che hanno portato a processo il ventitreenne Paolo Greco, accusato di tentato omicidio ai danni di tre installatori di microspie a cui avrebbe sparato addosso dopo essersi accorto che stavano collocando le cimici in incognito davanti alla sua abitazione, a Licata. 

Il processo, davanti ai giudici della seconda sezione penale presieduta da Wilma Angela Mazzara, è arrivato alle battute conclusive. Il primo dicembre, in videocollegamento dal Veneto per problemi legati al Covid, sarà ascoltato l'esperto balistico Luigi Bombassei De Bona, consulente dell'avvocato Francesco Lumia, difensore dell'imputato.

I colpi sono stati esplosi "dall'alto verso il basso, con un'inclinazione di 55 centimetri". E' la conclusione alla quale è giunto il tecnico che in sostanza, confermerebbe che i colpi potrebbero essere stati esplosi per intimidire o per ferire e non per uccidere visto che avrebbe puntato verso il basso. Greco, in ogni caso, ha sempre negato di essere lui l'uomo che ha sparato.

L'agguato è scattato l’8 marzo dell’anno scorso, nel cuore della notte. Greco avrebbe fatto fuoco dopo essersi accorto che i tecnici, scortati dalla squadra mobile, stavano collocando delle cimici in incognito che poi si è scoperto essere state posizionate nell'ambito di un'indagine per usura a carico dello stesso ventenne e del padre.

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