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Tribunale / Licata

"Sparò a padre e figlio dopo lite per l'affitto": condannato 77enne

Sei anni di reclusione, per l'accusa di duplice tentato omicidio, nei confronti di Giuseppe Aquilino. La difesa: "E' stato un corto circuito dopo avere ricevuto un improvviso pugno al volto ma non ha fatto fuoco per uccidere". Cade l'aggravante dei futili motivi

Il litigio per il canone di affitto del garage e la colluttazione. Poi il ritorno a casa per prendere la pistola e i colpi di arma da fuoco all'indirizzo del balcone con i proiettili che si conficcano sulle tegole. 

A distanza di poco meno di un anno dalla sparatoria, avvenuta il 9 agosto, in via Palma, a Licata, si è concluso il processo. I giudici della seconda sezione penale presieduta da Wilma Angela Mazzara hanno inflitto 6 anni di reclusione a Giuseppe Aquilino, 77 anni, riconosciuto colpevole di tentato omicidio plurimo e detenzione illegale di arma da sparo. Il collegio, tuttavia, ha escluso l'aggravante dei futili motivi. 

La pena inflitta, ridotta di un terzo per effetto del giudizio abbreviato, è inferiore di un anno e 4 mesi rispetto a quella chiesta, a conclusione della requisitoria, dal pubblico ministero Maria Barbara Grazia Cifalinò. 

All'origine del tentato omicidio, secondo la ricostruzione dell'episodio, un contrasto legato a un garage, dato in affitto da Aquilino a un commerciante cinquantenne. Pare che l'imputato volesse pagati 2.000 euro e non 1.300 come pattuito in precedenza. La discussione sul canone degenera e fra i due scoppia una colluttazione. "L'anziano - ha ricostruito il pm nella requisitoria - annuncia che sarebbe tornato e puntualmente lo fa. Va a prendere la pistola e dopo avere chiamato l'inquilino del garage, nel frattempo rientrato a casa, spara all'indirizzo del balcone dove l'uomo si trovava col figlio. Solo la loro prontezza, che gli ha consentito di rientrare, ha evitato la tragedia". 

Il difensore di Aquilino, l'avvocato Angelo Balsamo, invece, ha dato una ricostruzione del tutto diversa dell'episodio. "Le immagini di videosorveglianza mostrano chiaramente - ha detto - che Aquilino viene colpito improvvisamente e senza motivo con un violento pugno alla tempia. Questo episodio gli ha provocato un corto circuito ma non ha mai sparato per uccidere, solo per minacciarli puntando al cielo".

L'anziano, che da allora si trova agli arresti domiciliari, dovrà pure risarcire padre e figlio pagando anche una provvisionale, ovvero un anticipo subito esecutivo, di 10.000 euro. 

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