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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca Licata

"Tre coltellate per uccidere la moglie che voleva lasciarlo": chiesta condanna a 7 anni e mezzo

Alexandru Zamfirache, in carcere da oltre 2 anni, è accusato pure di violenza sessuale e maltrattamenti. La difesa replica al pm: "Si è trattato solo di una colluttazione provocata dalla donna"

Sette anni e mezzo di reclusione per Alexandru Zamfirache, 62 anni, di Canicattì, accusato di tentato omicidio ai danni della moglie, con cui era in corso la separazione, violenza sessuale e maltrattamenti.

Sono stati chiesti dal pubblico ministero Gianluca Caputo a conclusione della requisitoria del processo a carico dell'uomo, finito in carcere il 7 febbraio di due anni fa dopo avere dato - stando a quanto ipotizza la Procura - tre coltellate alla donna che fu ricoverata in ospedale in prognosi riservata.

L'operazione che portò al suo fermo fu compiuta dai poliziotti del commissariato e da quelli della squadra mobile. Pare che il romeno non riuscisse a rassegnarsi alla fine della relazione iniziata 27 anni prima. Le liti e le discussioni dovute alla gelosia, pare, che fossero quasi all'ordine del giorno. Fino all'ultima baruffa, scoppiata in casa, durante la quale, il romeno avrebbe sferrato 3 coltellate alla sua ex donna. Tre fendenti, tra cui una all'altezza del polmone. 

"Non c'è dubbio - ha detto il magistrato della procura - che l'ha colpita per ucciderla". L'uomo aveva fatto anche ritrovare il coltello a punta che avrebbe utilizzato. Il gip, nell'immediatezza dei fatti, convalidò il fermo e applicò il carcere. 

L'accusa di maltrattamenti scaturisce dalle ripetute percosse alle quali sarebbe stata sottoposta la donna. La stessa, inoltre, sarebbe stata costretta ad avere rapporti sessuali nonostante il suo espresso rifiuto. 

"Non si è trattato di un tentato omicidio - ha replicato il difensore dell'imputato, l'avvocato Daniel Balteanu - ma di una colluttazione peraltro provocata dalla donna che lo aveva aggredito come spesso era solita fare". Secondo il legale, in sostanza, l'imputazione di tentato omicidio andrebbe riqualificata in lesioni personali.

Chiesta, infine, dal difensore l'assoluzione dalle accuse di violenza sessuale e maltrattamenti. "La donna - ha detto -, sentita in aula, non ha confermato le circostanze". I giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, emetteranno la sentenza il 16 maggio. La difesa, intanto, ha chiesto la revoca o la sostituzione della misura cautelare invocando "un affievolimento delle esigenze cautelari". Una decisione sarà presa nei prossimi giorni.

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