Cronaca

"Tre coltellate per uccidere la moglie che voleva lasciarlo", vicina di casa racconta le grida della figlia

Il processo per tentato omicidio ai danni di Alexandru Zamfirache è arrivato alle battute decisive. La donna ha raccontato di avere chiamato la polizia dopo avere sentito urlare la ragazza

Alexandru Zamfirache

"Ho sentito delle grida di dolore e paura di una ragazza, ero insieme a mio fratello e ho capito che si stava consumando un'aggressione". Poche parole ma inequivocabili: "L'ammazza, l'ammazza...". Federica Marasà, vicina di casa della vittima e dell'imputato, racconta così in aula i drammatici momenti che hanno portato all'arresto di Alexandru Zamfirache, 60 anni, di Canicattì, accusato di tentato omicidio ai danni della moglie con cui era in corso la separazione.

L'imputato, difeso dall'avvocato Daniel Balteanu, è stato arrestato il 7 febbraio dell'anno scorso dopo avere dato - stando a quanto ipotizza la Procura - tre coltellate alla donna che fu ricoverata in ospedale in prognosi riservata. L'operazione che portò al suo fermo fu realizzata dai poliziotti del commissariato e da quelli della squadra mobile. 

Pare che il romeno non riuscisse a rassegnarsi alla fine della relazione iniziata 27 anni prima. Le liti e le discussioni dovuti alla gelosia, pare, che fossero quasi all'ordine del giorno. Fino all'ultima baruffa, scoppiata in casa, durante la quale, il romeno avrebbe sferrato 3 coltellate alla sua ex donna. Tre coltellate, tra cui una all'altezza del polmone.

"Ho sentito delle grida di paura della figlia - ha raccontato la teste - e ho capito che stava succedendo qualcosa di grave".

Dopo aver gravemente ferito la connazionale, madre dei suoi otto figli, l'uomo sarebbe scappato. E' stato però, poco dopo, acciuffato dai poliziotti che lo hanno bloccato mentre vagava per le vie di Canicattì. Zamfirache è stato fermato con l'accusa di tentato omicidio aggravato e portato in carcere, dove si trova tuttora. L'uomo ha fatto anche ritrovare il coltello a punta che avrebbe utilizzato.

Il gip, nell'immediatezza dei fatti, convalidò il fermo e applicò il carcere. Il 5 luglio si torna in aula, davanti ai giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, per sentire la figlia dell'imputato e della vittima, teste principale del processo. 

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