"Droga in autobus e poi spacciata anche nei centri di accoglienza", 10 rinvii a giudizio

Operazione "Capolinea", subito uno scossone all'udienza preliminare: altri due imputati scelgono il giudizio abbreviato

Dieci rinvii a giudizio e due imputati che scelgono la strategia processuale del rito abbreviato. L'udienza preliminare scaturita dall'operazione "Capolinea" arriva subito alla svolta con la decisione del giudice Luisa Turco di disporre l'approfondimento dibattimentale per la quasi totalità degli imputati che non hanno scelto riti alternativi. Il blitz è stato chiamato così perchè la droga, nascosta nei bagagli, secondo quanto ipotizza l'accusa, arrivava in bus da Palermo con dei corrieri pronti a distribuita nel territorio di Licata dove veniva spacciata al dettaglio.

Il pubblico ministero Alessandra Russo ha chiesto il rinvio a giudizio di dodici indagati che, quindi, diventano imputati. Si tratta di: Francesco Casa, 35 anni; Rosario Gueli, 34 anni; Adama Touray, 22 anni; Bubacarr Djallow, 32 anni; Bubacarr Touray, 29 anni; Ebrima Ceesay, 29 anni; Giuseppe Bonfiglio, 41 anni; Angelo Casa, 23 anni; Vincenzo Peruga, 24 anni e Abdelhak El Hachimi El Idrissi, 37 anni. I soli Peruga e Touray Bubacarr hanno chiesto il rito abbreviato e la loro posizione è stata separata per essere trattata nelle prossime settimane. Per gli altri (difesi, fra gli altri, dagli avvocati Gaspare Lombardo, Santo Lucia, Giuseppe Glicerio e Giuseppe Sorriso) è stato disposto il rinvio a giudizio. La fase dibattimentale del processo, davanti ai giudici della seconda sezione penale presieduta da Wilma Angela Mazzara, inizierà il 10 novembre.   

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L'operazione è stata eseguita dai carabinieri all'alba del 24 luglio dell'anno scorso. Sei le misure cautelari eseguite nei confronti di due distinti, piccoli, gruppi: uno dei quali costituito da extracomunitari che - secondo l'accusa - facevano arrivare la droga, in autobus, da Palermo. La "roba" - hashish per la maggior parte - arrivava nei bagagli dei passeggeri degli autobus, improvvisati - ma neanche tanto - corrieri e poi veniva smerciata ai giovanissimi. Licata come Agrigento perché lo spaccio avveniva - secondo l'accusa - vicino alle scuole e ai luoghi di aggregazione. E veniva ceduta anche dentro un centro d'accoglienza - uno Sprar per la precisione - per rifugiati e richiedenti asilo politico. Agli arresti domiciliari finirono Francesco Casa, Roberto Gueli, Touri Adama e Touri Bubbacar. 

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