Rapina al bar con pistolettate, teste in aula: "Perchè non ho chiamato la polizia? Ero scosso"

Gli agenti arrestarono uno dei presunti autori dell'assalto ma nessuno ha presentato denuncia, il pm: "Valuto trasmissione degli atti"

La conferenza stampa dell'arresto di Antona, l'imputato nel riquadro

Una mezza dozzina di persone erano presenti, nessuno ha denunciato nulla nè hanno visto i rapinatori che sparavano e portavano via l'incasso e il cambiamonete. Un pò troppo secondo il pubblico ministero Federico Panichi che, ieri mattina, dopo una sfilata di testi ritenuti un pò troppo "distratti", ha fatto presente ai giudici di valutare la trasmissione degli atti al suo ufficio, in particolare per uno di loro, per l'accusa di falsa testimonianza.

Il processo, in corso davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, è quello a carico di Angelo Antona, 34 anni, di Licata. L'assalto, insieme ad almeno un complice non identificato, è stato messo a segno il 6 ottobre dell'anno scorso. All'interno di un bar, dove poco prima numerosi avventori avevano visto in tv la partita Inter-Juventus, due persone fecero irruzione con una pistola e - secondo la ricostruzione dell'episodio - hanno sparato contro una slot machine per cercare, senza riuscirci, di portarla via.

A quel punto hanno portato via la cassetta cambiamonete e l'incasso per un totale stimato di circa 1.400 euro. L'operazione consentì in poche ore alla polizia di arrestare Antona che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti il giorno dell'arresto, fu sorpreso con la macchinetta cambiamonete che, per sua sfortuna, aveva il gps. Nessuna traccia dei soldi dell'incasso. Almeno uno dei due rapinatori è stato arrestato subito ma nessuno ha mai sporto denuncia. Ad intervenire fu la polizia che andò a cercare a casa i dipendenti del bar che erano andati a dormire dopo avere chiuso la saracinesca senza denunciare nulla.

"Ero a Torino per lavoro - ha detto il titolare del bar, Calogero Incorvaia, rispondendo pure al difensore dell'imputato, l'avvocato Salvatore Pennica - quando ho ricevuto una telefonata dalla polizia che mi ha detto di presentarmi in commissariato, quando sarei rientrato. Poi mi chiamò un inserviente di colore, con nome arabo, che mi disse che era successo un casino ma non ci ho capito molto". Incorvaia chiama il cognato Angelo Cavaleri, che lo aiuta saltuariamente nella gestione del bar, che non sa nulla. Sarà lui, però, ad accompagnare la polizia al locale. Vincenzo Bona, presente al momento dell'irruzione, dice di avere visto "per cinque secondi" i due banditi e di aver sentito "i rumori delle pistolettate. Sono andato via senza chiamare il 112 perchè ero impaurito". Poi una frase che fanno arrabbiare il pm che "minaccia" una denuncia per falsa testimonianza. "Non potrei distinguerli né descriverli ma non c'era Antona che conosco di vista". 

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