"Pizzo sulla busta paga dei dipendenti", sei indagati verso il processo

Il pubblico ministero Gloria Andreoli ha fatto notificare l'avviso di conclusione delle indagini

Nel riquadro Salvatore Lupo

LICATA    
Nuovo avviso di conclusione delle indagini nell’ambito dell’operazione “Stipendi spezzati” che ipotizza un collaudato sistema di “pizzo” sulla busta paga dei dipendenti di una cooperativa che gestisce delle comunità per disabili psichici. Il pubblico ministero Gloria Andreoli ha fatto notificare il provvedimento di fine inchiesta per sei indagati nei cui confronti si profila la richiesta di rinvio a giudizio.

Prima gli sarebbe stata imposta la decurtazione dei soldi in contanti, poi sarebbero stati obbligati ad aprire un conto corrente e consegnare carta bancomat e codice pin ai propri datori di lavoro. L’operazione “Stipendi spezzati” è stata eseguita un anno fa dai carabinieri di Licata. I quattro indagati destinatari da un’ordinanza cautelare, firmata dal gip Alfonso Malato e confermata dal tribunale del riesame, e ad altre due persone che non sono state raggiunte da alcuna misura, rischiano il processo.

Si tratta di Salvatore Lupo, 41 anni, di Favara, amministratore unico della cooperativa Suami che gestisce una comunità per disabili psichici (finita peraltro al centro di un’altra inchiesta per maltrattamenti), Maria Barba, detta Giusy, 36 anni, moglie di Lupo, ritenuta la responsabile di fatto delle due sedi operative della struttura; Rosa Sferrazza, 67 anni, di Favara, considerata la “prestanome” di Lupo dal febbraio del 2016; Caterina Federico, 34 anni, di Licata, presunta responsabile di fatto dal 2008 al 2016 di una delle sedi operative della cooperativa; Veronica Sutera Sardo, 31 anni, di Agrigento, assistente sociale delle cooperative e Linda Modica, 50 anni, di Licata, operatrice della struttura. Lupo, Barba, Federico, Sferrazza e Sutera Sardo sono accusati di associazione a delinquere. Con l'avviso di conclusione delle indagini, i difensori (fra gli altri gli avvocati Salvatore Pennica, Salvatore Manganello, Domenico Russello, Raffaele Bonsignore e Graziano Magliarisi) hanno venti giorni di tempo per produrre memorie o chiedere un interrogatorio degli indagati per convincere il pm a non chiedere il rinvio a giudizio.

La cooperativa Suami, peraltro, nei mesi precedenti all’operazione, fu al centro di un’altra inchiesta che ipotizzava maltrattamenti ai danni degli ospiti - malati psichici - della struttura.

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Dopo “Catene spezzate”, chiamata così perché uno degli ospiti fu legato al proprio letto, si passò a “Stipendi spezzati”. Proprio dalla prima indagine, durante la quale furono sentiti alcuni dipendenti, scaturì l’inchiesta per estorsione. 

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