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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca Licata

"Pizzo sulla busta paga ai dipendenti di una coop", si decide sul sequestro dei beni di un'imputata

Il gup rinvia la decisione sulla richiesta del legale di parte civile di requisire il patrimonio, subito dopo si pronuncerà sull'eventuale rinvio a giudizio

Slitta al 26 aprile la decisione del gup Stefano Zammuto sul sequestro dei beni nei confronti di un'imputata e sul rinvio a giudizio di tutti.

L'udienza preliminare scaturita dall’operazione “Stipendi spezzati”, che ipotizza un collaudato sistema di “pizzo” sulla busta paga dei dipendenti di una cooperativa che gestiva delle comunità per disabili psichici, arriva al bivio decisivo.

Il pubblico ministero Gloria Andreoli ha chiesto il rinvio a giudizio per i sei indagati. I dipendenti della coop Suami, secondo quanto ipotizza il pm, avrebbero accettato il sistema del “cavallo di ritorno” per evitare il licenziamento.

Prima gli sarebbe stata imposta la decurtazione dei soldi in contanti, poi sarebbero stati obbligati ad aprire un conto corrente e consegnare carta bancomat e codice pin ai propri datori di lavoro. Fra gli imputati, c'è l'imprenditore Salvatore Lupo, 45 anni, di Favara, amministratore unico della cooperativa Suami che gestisce una comunità per disabili psichici, ucciso il giorno di Ferragosto in un bar. 

Il legale di parte civile Angelo Farruggia, che difende alcuni dipendenti, ha chiesto il sequestro dei beni dell'ex moglie di Lupo, Giusy Barba, 39 anni, moglie di Lupo, ritenuta la responsabile di fatto delle due sedi operative della struttura. 

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