Pestaggio dopo l'incidente stradale, vittima conferma accuse in aula

Il giovane ha raccontato l'aggressione: "Volevo chiamare mio nonno per chiedere cosa fare ma sono stato picchiato prima con uno schiaffo e poi con una tenaglia"

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"Notai che Semprevivo era un pò nervoso, mi allontanai per chiamare al telefono mio nonno perché non avevo mai avuto incidenti e non sapevo cosa fare. Lui, invece, si avvicinò e mi diede uno schiaffo. Poi venne il figlio e mi prese a colpi di tenaglia in testa".

La vittima ventiduenne dell'aggressione racconta in aula il pestaggio subito dopo l'incidente stradale con l'intervento in soccorso del figlio dell'altro automobilista e di un terzo complice mai individuato: due licatesi - Antonio Semprevivo, 54 anni e il figlio Giuseppe Danjel, 25 anni - sono finiti a processo per le accuse di lesioni aggravate e minaccia. Nell'ultima udienza è stata ascoltata la vittima, che si è costituita parte civile con l'assistenza dell'avvocato Angelo Benvenuto e ha riconosciuto pure in foto i due imputati.

L'episodio al centro del processo, che si sta celebrando davanti al giudice Alfonso Pinto, risale al 28 giugno del 2017. I due imputati, che hanno nominato come difensore l'avvocato Antonio Ragusa, insieme a una persona non identificata, avrebbero picchiato un automobilista con cui Antonio Semprevivo aveva avuto un tamponamento. 

La presunta vittima sarebbe stata colpita con una tenaglia in varie parti del corpo e poi, una volta finita a terra, picchiata con calci e pugni. L'accusa di lesioni è aggravata dall'avere agito "per motivi futili e abbietti e con crudeltà, con l'utilizzo di uno strumento atto a offendere".

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L'automobilista sarebbe stato anche minacciato di morte da Antonio Semprevivo che gli avrebbe "promesso" di tagliargli la testa e ammazzarlo. Nei loro confronti scattò anche il divieto di dimora a Licata.

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