Operaio morto folgorato in cantiere, in aula dirigente del commissariato: "Ecco come partì l'indagine"

Il funzionario della Questura, Marco Alletto, racconta: "I carabinieri ci dissero dell'incidente e siamo andati a vedere cosa fosse successo, diverse ditte lavoravano in quel posto"

La vittima, Giovanni Callea

"Quella mattina siamo andati in quel cantiere di contrada Bugiades dopo che i carabinieri ci avevano avvisato che c'era stato un incidente grave, abbiamo visto quale fosse la situazione e fatto il primo sopralluogo".

Il commissario Marco Alletto, ex dirigente del commissariato di Licata, ha raccontato così in aula le battute iniziali dell'indagine che poi ha portato al rinvio a giudizio di cinque imputati accusati di omicidio colposo per avere provocato la morte di Giovanni Callea, l'operaio di 44 anni di Licata, rimasto folgorato, l'11 maggio del 2017, mentre lavorava in un cantiere dove si stava realizzando un battuto di cemento armato.

Il processo è in corso davanti al giudice monocratico Giuseppe Miceli ed è giunto alle battute iniziali. Sotto accusa gli imprenditori Valerio Peritore, 51 anni e Angelo Incorvaia, 56 anni, titolari della ditta Omnia che commissionarono le opere; Sonia Carità, 38 anni, Francesco Urso, 39 anni, legali rappresentanti della Betonmix, che fornì il calcestruzzo ed Enrico Angelo Florio, 42 anni, l'operaio che manovrava la pompa per spargere il calcestruzzo che sarebbe stata posizionata in maniera imprudente accanto ai tralicci dell'alta tensione generando una scarica elettrica che uccise l'operaio che teneva in mano il tubo per indirizzare il getto.

"Abbiamo accertato - ha aggiunto il poliziotto rispondendo al pubblico ministero Manuela Sajeva e ai difensori (gli avvocati GIuseppe Barba, Giuseppe Scozzari, Antonio Ragusa, Stefania Xerra e Michele Ambra) che diverse ditte operavano in quel cantiere. Gli aspetti tecnici dell'indagine sono stati svolti dalla sezione medicina del lavoro che ha competenza specifiche". 

L'imprenditore licatese Carmelo Spiteri, 53 anni, titolare di "Casa sicura società cooperativa", ditta che materialmente doveva eseguire le opere, ha invece patteggiato una condanna a un anno e dieci mesi di reclusione e ha definito la sua posizione.

Il processo agli altri imputati continua, con l'audizione degli altri testimoni della pubblica accusa, il 2 febbraio.

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