Ergastolano ucciso davanti casa, chiesta conferma della condanna per 61enne

Il pg propone il carcere a vita per Orazio Rosario Cavallaro, il pregiudicato accusato dell'omicidio di Angelo Carità

Il luogo dell'omicidio, da sinistra Carità e Cavallaro

La conferma della condanna al carcere a vita per Orazio Rosario Cavallaro, 61 anni, il pregiudicato di Ravanusa finito in carcere il 2 ottobre del 2018 con l’accusa di essere il killer che ha ucciso, sei mesi prima, il giorno di Pasquetta, il coetaneo Angelo Carità di Licata, a sua volta condannato al carcere a vita in primo grado, per omicidio, ma libero per decorrenza dei termini.

E' stata chiesta dal sostituto procuratore generale Sergio Barbiera a conclusione della requisitoria. Cavallaro, originario di Catania ma da tanti anni residente a Ravanusa, vecchia conoscenza degli inquirenti per il coinvolgimento nell’inchiesta antimafia “Cocktail” e in altre indagini di minore spessore, secondo il magistrato della pubblica accusa ha messo a segno il delitto che sembrerebbe collegato all’omicidio commesso a sua volta da Carità anche se, in realtà, la circostanza non è stata del tutto messa a fuoco. 

Sarebbe lui, quindi, secondo quanto accertato nel processo di primo grado di cui si chiede la conferma del verdetto, il killer di Angelo Carità, bracciante agricolo di 61 anni, freddato a Licata la mattina di Pasquetta del 2018, nei pressi della sua casa di campagna. A inchiodarlo furono le immagini di videosorveglianza di un negozio che immortalarono la scena a distanza e le tracce di sangue sul suo giubbotto.

Cavallaro avrebbe seguito la vittima, ne avrebbe studiato i movimenti, fermandosi ad una distanza di sicurezza, poi si sarebbe avvicinato e avrebbe sparato diversi colpi con una calibro 9 che non è stata ritrovata. Il bracciante non è morto sul colpo. L’ipotesi, fra le righe, è che possa essersi trattato di una vendetta. Angelo Carità era stato condannato, all’inizio di febbraio del 2017, dalla Corte di assise di Agrigento, all’ergastolo, per il delitto del sessantenne Giovanni Brunetto.

Cavallaro è stato pure condannato a risarcire i familiari della vittima che si sono costituiti parte civile con l'assistenza degli avvocati Antonino Gaziano, Vincenza Gaziano e Salvatore Manganello. Il suo difensore, l'avvocato Graziano Magliarisi, ha chiesto l'assoluzione, contestando la ricostruzione dei fatti. L'11 febbraio sarà emessa la sentenza.

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