Ucciso davanti casa il giorno di Pasquetta, il presunto killer su commissione chiede l'abbreviato

Orazio Rosario Cavallaro, il pregiudicato di Ravanusa finito in carcere il 2 ottobre dell’anno scorso con l’accusa di essere l'omicida di Angelo Carità, davanti al gup

Giudizio abbreviato, non ci sarà alcuna istruttoria e il processo si celebrerà “allo stato degli atti” con l’eventuale condanna ridotta di un terzo: è questa la strategia della difesa del sessantaduenne Orazio Rosario Cavallaro, il pregiudicato di Ravanusa finito in carcere il 2 ottobre dell’anno scorso con l’accusa di essere il killer che ha ucciso, lo scorso 2 aprile, giorno di Pasquetta, il coeataneo Angelo Carità di Licata.

Ieri mattina, davanti al giudice dell’udienza preliminare Luisa Turco, il legale dell’imputato, l’avvocato Antonino Casalicchio, ha formalizzato la strategia difensiva. I familiari di Carità, che era libero dopo una condanna all’ergastolo per scadenza dei termini di custodia cautelare, si sono costituiti parte civile con l’assistenza degli avvocati Antonino Gaziano, Vincenza Gaziano e Salvatore Manganello. A tradire Cavallaro, fra le altre cose, sono state delle tracce di sangue della vittima, uccisa con due colpi di pistola calibro 9, finite sul suo giubbotto.

Il ravanusano, che non aveva alcun contatto diretto con la vittima, è ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio. L’inchiesta potrebbe non essere chiusa. Il fatto che non vi fosse un collegamento diretto fra l'omicida e la vittima fa presupporre ai pm che sia stato mandato da qualcuno per commettere questo delitto. L’ipotesi, fra le righe, è che possa essersi trattato di una vendetta. Angelo Carità, era stato condannato, all’inizio di febbraio del 2017, dalla Corte di Assise di Agrigento, all’ergastolo, per il delitto di Giovanni Brunetto. Secondo la Corte, l’imprenditore agricolo di Licata avrebbe ucciso Brunetto, di tre anni più giovane, perché quest'ultimo si era accorto di essere stato - secondo la ricostruzione dell’accusa - truffato e rivoleva indietro i soldi. 

Carità, che era libero per decorrenza dei termini, è stato ucciso, davanti al cancello del proprio terreno agricolo, da un killer a bordo di un’auto. L’omicida non sarebbe neppure sceso ma avrebbe solo allungato il braccio per sparare. Le immagini del sistema di videosorveglianza avrebbero individuato l’auto, presa in prestito da Cavallaro - che in quanto sorvegliato speciale neppure avrebbe potuto guidare - per compiere il delitto. Il 4 novembre è in programma la requisitoria del pm Chiara Bisso
 

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