Ergastolano ucciso davanti casa il giorno di Pasquetta, al via processo di appello

Orazio Rosario Cavallaro, 61 anni, in primo grado è stato condannato al carcere a vita per l'accusa di avere assassinato Angelo Carità

Il luogo dell'omicidio, da sinistra Carità e Cavallaro

Riparte in Corte di assise di appello il processo a Orazio Rosario Cavallaro, 61 anni, il pregiudicato di Ravanusa finito in carcere il 2 ottobre del 2018 con l’accusa di essere il killer che ha ucciso, sei mesi prima, il giorno di Pasquetta, il coetaneo Angelo Carità di Licata, a sua volta condannato al carcere a vita in primo grado, per omicidio, ma libero per decorrenza dei termini. Il difensore, l'avvocato Antonino Casalicchio, ha impugnato il verdetto, emesso il 9 dicembre dell'anno scorso dal gup Luisa Turco.

Il processo di secondo grado, proprio per un impedimento del legale, è slittato al 21 dicembre. Cavallaro, originario di Catania ma da tanti anni residente a Ravanusa, vecchia conoscenza degli inquirenti per il coinvolgimento nell’inchiesta antimafia “Cocktail” e in altre indagini di minore spessore, è stato riconosciuto colpevole di avere messo a segno il delitto che sembrerebbe collegato all’omicidio commesso a sua volta da Carità anche se, in realtà, la circostanza non è stata del tutto messa a fuoco.

La pena decisa dal giudice è la stessa che era stata proposta al termine della requisitoria dal pubblico ministero Chiara Bisso. È lui, quindi, secondo il giudice, il killer di Angelo Carità, bracciante agricolo di 61 anni, freddato a Licata la mattina di Pasquetta dell’anno scorso, nei pressi della sua casa di campagna. A inchiodarlo furono le immagini di videosorveglianza di un negozio che immortalarono la scena a distanza e le tracce di sangue sul suo giubbotto.

Cavallaro avrebbe seguito la vittima, ne avrebbe studiato i movimenti, si è fermato ad una distanza di sicurezza, poi si è avvicinato ed ha sparato diversi colpi con una calibro 9 che non è stata ritrovata. Il bracciante non è morto sul colpo. L’ipotesi, fra le righe, è che possa essersi trattato di una vendetta. Angelo Carità, era stato condannato, all’inizio di febbraio del 2017, dalla Corte di assise di Agrigento, all’ergastolo, per il delitto del sessantenne Giovanni Brunetto. Cavallaro è stato pure condannato a risarcire i familiari della vittima che si sono costituiti parte civile con l'assistenza degli avvocati Antonino Gaziano, Vincenza Gaziano e Salvatore Manganello.

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