"Uccise ergastolano libero per scadenza dei termini", 60enne condannato al carcere a vita

Il gup ha riconosciuto colpevole Orazio Rosario Cavallaro, 61 anni, ripreso mentre sparava dal finestrino dell'auto ad Angelo Carità

Il luogo dell'omicidio, al centro: nel riquadro, da sinistra, Carità e Cavallaro

Il giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Agrigento, Luisa Turco, ha condannato all'ergastolo Orazio Rosario Cavallaro, 61 anni, il pregiudicato di Ravanusa finito in carcere il 2 ottobre dell’anno scorso con l’accusa di essere il killer che ha ucciso, il 2 aprile precedente, giorno di Pasquetta, il coetaneo Angelo Carità di Licata, a sua volta condannato al carcere a vita in primo grado, per omicidio, ma libero per decorrenza dei termini.

Cavallaro, originario di Catania ma da tanti anni residente a Ravanusa, vecchia conoscenza degli inquirenti per il coinvolgimento nell’inchiesta antimafia “Cocktail” e in altre indagini di minore spessore, è stato riconosciuto colpevole di avere messo a segno il delitto che sembrerebbe collegato all’omicidio commesso a sua volta da Carità anche se, in realtà, la circostanza non è stata del tutto messa a fuoco.

La pena decisa dal giudice è la stessa che era stata proposta al termine della requisitoria dal pubblico ministero Chiara Bisso. E' lui, quindi, secondo il giudice, il killer di Angelo Carità, bracciante agricolo di 61 anni, freddato a Licata la mattina di Pasquetta dell’anno scorso, nei pressi della sua casa di campagna. Il ravanusano, che non aveva alcun contatto diretto con la vittima, è stato ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio comandato da qualcuno che non è stato mai individuato. L’inchiesta potrebbe non essere chiusa. 

Cavallaro avrebbe seguito la vittima, ne avrebbe studiato i movimenti, si è fermato ad una distanza di sicurezza, poi si è avvicinato ed ha sparato diversi colpi con una calibro 9 che non è stata ritrovata. Il bracciante non è morto sul colpo. L’ipotesi, fra le righe, è che possa essersi trattato di una vendetta. Angelo Carità, era stato condannato, all’inizio di febbraio del 2017, dalla Corte di Assise di Agrigento, all’ergastolo, per il delitto di Giovanni Brunetto. Secondo la Corte, l’imprenditore agricolo di Licata avrebbe ucciso Brunetto, di tre anni più giovane, perché quest'ultimo si era accorto di essere stato - secondo la ricostruzione dell’accusa - truffato e rivoleva indietro i soldi. 

Carità, che era libero per decorrenza dei termini, è stato ucciso, davanti al cancello del proprio terreno agricolo, da un killer a bordo di un’auto. L’omicida non sarebbe neppure sceso ma avrebbe solo allungato il braccio per sparare. Le immagini del sistema di videosorveglianza avrebbero individuato l’auto, presa in prestito da Cavallaro - che in quanto sorvegliato speciale neppure avrebbe potuto guidare - per compiere il delitto.

Cavallaro, difeso dall'avvocato Antonino Casalicchio, dovrà risarcire anche i familiari della vittima che si sono costituiti parte civile con l'assistenza degli avvocati Antonino Gaziano, Vincenza Gaziano e Salvatore Manganello. Il giudice ha disposto anche una provvisionale di 20 mila euro per la moglie di Carità.

La scelta processuale del giudizio abbreviato, chiesta dal suo difensore, l'avvocato Antonino Casalicchio, non gli ha evitato il carcere a vita in considerazione delle aggravanti e dell'ulteriore accusa legata al possesso illegale dell'arma. 

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