Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca

"Disabili maltrattati e tenuti a digiuno forzato", giudizio ordinario per gli 8 imputati

Nessuna richiesta di riti alternativi all'udienza preliminare scaturita dall'operazione "Catene spezzate": il giudice dovrà decidere se disporre i rinvii a giudizio

foto archivio

Disabili psichici tenuti in stanze sporche: isolati dal resto del mondo, senza alcuna possibilità di contattare i familiari e costretti al digiuno. Uno di loro sarebbe stato persino legato al letto con una catena per evitare che potesse allontanarsi.

L'udienza preliminare scaturita dalla maxi inchiesta "Catene spezzate", che nel 2015 fece scattare alcune misure cautelari, è entrata nel vivo e si dovrebbe concludere il 20 maggio perchè nessuno degli imputati ha chiesto riti alternativi. Il gup Francesco Provenzano, su richiesta di uno dei difensori, l'avvocato Salvatore Manganello (nel collegio, fra gli altri, pure i colleghi Linda Sabia, Santo Lucia, Antonio Montana, Gaetano Timineri e Domenico Russello), aveva deciso di disporre una perizia sui video, girati con una telecamera nascosta dai carabinieri, in cui si immortalerebbe uno dei tredici disabili maltrattati legato ad un letto con una catena.

Completato questo atto istruttorio, la difesa ha formalizzato la strategia processuale che è comune a tutti gli imputati. Nessuno, in sostanza, ha scelto riti alternativi come l'abbreviato o il patteggiamento. Il pubblico ministero Chiara Bisso ha chiesto il rinvio a giudizio di otto, fra responsabili e operatori di quella che fu ribattezzata come la "comunità degli orrori", ovvero la Suami onlus.

La struttura di accoglienza di Licata, negli anni successivi, finì al centro di un'altra inchiesta - conclusa con i patteggiamenti - su un giro di estorsioni ai danni di dipendenti. Si tratta di Salvatore Lupo, 45 anni, di Favara; Caterina Federico, 37 anni; Angelo Federico, 33 anni; Domenico Savio Federico, 29 anni; Giovanni Cammilleri, 30 anni; Salvatore Gibaldi, 43 anni; Maria Cappello, 50 anni e Angela Ferranti, 53 anni, tutti di Licata. Le accuse contestate sono di maltrattamenti e sequestro di persona.

Il 20 maggio sarà discussa l'udienza preliminare con le richieste conclusive del pm, che presumibilmente ripeterà la richiesta al gup di mandare gli otto imputati a processo, e gli interventi dei difensori che proveranno ad evitare l'approfondimento dibattimentale. 

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