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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca Licata

"Disabili psichici isolati e maltrattati", in giudizio Comuni e Regione

Aperto il dibattimento scaturito dalla maxi inchiesta "Catene spezzate": le presunte vittime hanno ottenuto la citazione degli enti che potrebbero essere chiamati al risarcimento

Le presunte vittime hanno chiesto, ottenendolo, di citare in giudizio i loro Comuni di residenza e la Regione Sicilia in qualità di "responsabili civili": in sostanza avendo disposto, in ragione delle proprie competenze in materia di assistenza sociale, il ricovero nella comunità, in caso di condanna degli imputati potrebbero essere chiamati al risarcimento. 

Il processo scaturito dalla maxi inchiesta "Catene spezzate", che nel 2015 fece scattare alcune misure cautelari, è iniziato dopo i rinvii a giudizio decisi dal gup.

I disabili psichici, sostiene l'accusa, venivano tenuti in stanze sporche: isolati dal resto del mondo, senza alcuna possibilità di contattare i familiari e costretti al digiuno. Uno di loro sarebbe stato persino legato al letto con una catena per evitare che potesse allontanarsi. Fra gli imputati anche l'imprenditore ed ex presidente del consiglio comunale di Favara, Salvatore Lupo, ucciso a 45 anni il giorno di Ferragosto in un bar da un killer che gli ha esploso addosso tre colpi di pistola prima di fuggire.

Lupo, infatti, era l'amministratore unico della Suami, la coop che gestiva le strutture. Il suo difensore, l'avvocato Domenico Russello, ha prodotto il certificato di morte che ha chiuso il processo, nei suoi confronti, prima di iniziare.

Sotto accusa otto, fra responsabili e operatori di quella che fu ribattezzata come la "comunità degli orrori" di Licata.
Sul banco degli imputati, oltre allo stesso Lupo: Caterina Federico, 37 anni; Angelo Federico, 33 anni; Domenico Savio Federico, 29 anni; Giovanni Cammilleri, 30 anni; Salvatore Gibaldi, 43 anni; Maria Cappello, 50 anni e Angela Ferranti, 53 anni, tutti di Licata. Le accuse contestate sono di maltrattamenti e sequestro di persona.

Il giudice monocratico Giuseppe Miceli, davanti al quale si celebrerà il dibattimento, dopo avere ammesso i mezzi di prova ha rinviato il processo al 23 marzo per sentire i primi testi. 

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