Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

L'inchiesta sulle torture ai disabili: la testa sbattuta tre volte contro l'auto e quelle 100 euro offerte per far stare zitti

I carabinieri hanno acquisito, grazie agli smartphone sequestrati, nuovi video che hanno fatto emergere un caso di ulteriore violenza. Tre sono finiti in carcere e per una ventisettenne è stato disposto il divieto di avvicinamento: proprio quest'ultima ha offerto - secondo l'accusa - il denaro per far ritrattare la vittima dinanzi al giudice

Da sx: il tenente Carmelo Caccetta, il colonnello Vittorio Stingo e il capitano Francesco Lucarelli

I carabinieri restano al fianco delle vittime, sempre e comunque. Lo dimostra - concretamente - quello che è successo a Licata. Perché dopo i fermi di gennaio scorso dei tre maggiorenni e gli arresti, ad aprile, dei due quattordicenni: tutti coinvolti nell'inchiesta sulle torture ai disabili, i militari hanno continuato ad indagare e, assolvendo alla funzione sociale dell'Arma, a restare vicini alle persone offese. Ed è stato proprio questo "dettaglio", lo stare al fianco delle vittime, che ha permesso di portare alla luce uno nuovo, ulteriore, scenario. Alcuni degli indagati - è emerso dall'attività investigativa - hanno fatto di tutto per minimizzare le violenze che i disabili avevano subito, ma hanno anche tentato di comprare - offrendo dalle 50 alle 100 euro - il silenzio di una vittima. Tre indagati sono finiti in carcere, per un altro - una donna ventisettenne, parente di uno degli arrestati, - è stato disposto il divieto di avvicinamento. I destinatari delle nuove misure in carcere disposte dal gip, su richiesta della Procura, sono due dei fermati già lo scorso gennaio e uno che invece era rimasto, seppur indagato, a piede libero. 

L'inchiesta sulle torture ai disabili, emerse nuove violenze e il tentativo di pagare una vittima: 4 nuove misure

Quei video realizzati con gli smartphone

"Attraverso l'analisi degli smartphone, siamo riusciti ad estrapolare ulteriori video che hanno permesso di ricostruire un nuovo, mai venuto alla luce prima, episodio di violenza a carico di una nuova vittima - ha spiegato, durante la conferenza stampa tenuta alla caserma 'Biagio Pistone', il capitano della compagnia di Licata: Francesco Lucarelli - . Un episodio che ha portato alle nuove misure cautelari, per le torture e per l'ipotesi di reato di intralcio alla giustizia, eseguite stanotte dai colleghi della sezione Operativa della compagnia di Licata".

"Gli ha sbattuto tre volte la testa sull'auto"

I nuovi file video acquisiti dai carabinieri hanno permesso di ricostruire un nuovo episodio di violenza. Era una giornata di pioggia, in pieno inverno, quando un disabile licatese stava camminando per strada, nei pressi del ponte della ferrovia di Licata. "Si ferma l'auto con due degli arresti di oggi - ha ricostruito, durante la conferenza stampa, il tenente Carmelo Caccetta che guida la sezione Operativa della compagnia di Licata - . Dalla vettura scende uno degli indagati, prende per le spalle il disabile e lo porta vicino all'auto. Senza nessun motivo apparente, l'indagato prende la testa del disabile e gliela sbatte tre volte fra la portiera anteriore e quella posteriore della macchina. Poi, sghignazzando, prendono l'auto e se ne vanno. Questo è il nuovo episodio che abbiamo tirato fuori, fra i tanti già acquisiti nei mesi passati".

Le posizioni 

Tre, dunque, le misure in carcere disposte dal giudice per le indagini preliminari di Agrigento. Una è stata firmata a carico di un licatese che era stato già fermato lo scorso gennaio. Adesso gli è stato contestato il nuovo episodio di violenza che è emerso grazie allo sviluppo dell'attività investigativa. Un secondo licatese era già agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e, ora, è arrivato l'aggravamento. "Questa persona, secondo l'attività di indagine - ha spiegato il capitano Francesco Lucarelli - mentre era ai domiciliari, con braccialetto elettronico, s'era fatta autorizzare per fare una visita medica. E con la scusa della visita medica è andata dalla vittima per minacciarla di ritrattare le dichiarazioni rese davanti al giudice in sede di incidente probatorio. Ecco perché è arrivato l'aggravamento della precedente misura e dunque il carcere". Una terza misura cautelare in carcere è stata firmata per uno degli indagati che invece era rimasto a piede libero. 

"Intralcio alla giustizia" cercando di comprare il silenzio di una vittima 

"E' drammatico quello che c'è toccato registrare. Oltre al nuovo caso di violenza, c'è stato un vero e proprio 'intralcio all'amministrazione della giustizia' - ha spiegato il capitano Lucarelli - . Per questa inchiesta è stato fatto, per cristallizzare tutto quello che era stato acquisito, l'incidente probatorio. Abbiamo registrato minacce e l'offerta di denaro al fine di ritrattare tutte le affermazioni fatte davanti al giudice in sede di incidente probatorio".

Stingo: "L'Arma vicina ai più deboli"

"Siamo e saremo sempre vicini ai più deboli. Nell'inchiesta sulle torture che venivano fatte nei confronti di disabili e anziani, i carabinieri di Licata approfondendo le posizioni di alcuni degli indagati - ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri di Agrigento, il colonnello Vittorio Stingo - hanno accertato che nonostante gli indagati sapessero che i carabinieri erano 'sul pezzo', dal punto di vista investigativo, hanno tentato di compromettere le indagini cercando di corrompere o pagare qualcuno dei testimoni che è stato minacciato".

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