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Una veduta del magazzino di via Palma a Licata

Una veduta del magazzino di via Palma a Licata

"Una tanica di benzina ... per darci fuoco": il racconto di una frode al reggente della "famiglia"

La ricostruzione della Dda: "Occhipinti avrebbe raccomandato di prestare sempre la massima cautela perché la tempistica dell’incendio avrebbe potuto determinare guai giudiziari ad un soggetto a lui vicino"

"Una tanica di benzina ... per darci fuoco". E' il primo marzo del 2018 quando un pluripregiudicato di Licata racconta d'aver dato fuoco, su richiesta del titolare per frodare l'assicurazione, ad un esercizio commerciale. E lo racconta, nel magazzino di via Palma, - secondo quanto emerge dal provvedimento di fermo firmato dai pm della Dda di Palermo - al presunto reggente della famiglia mafiosa di Licata Angelo Occhipinti.  

"Nell’occasione, rendendosi conto della delicatezza dell’argomento da trattare, prima di cominciare a parlare, Occhipinti attivava il jammer e rassicurava (omissis) sull’efficienza dello stesso strumento che li avrebbe messi al riparo da eventuali attività di intercettazione - ricostruiscono i Pm Claudio Cammilleri e Gery Ferrara - . Sicuri di trovarsi in un ambiente 'bonificato' e 'protetto', (omissis) rapportava al capo mafia l’esito di un attentato incendiario che egli aveva portato a termine e per la cui esecuzione materiale aveva dato mandato ad un uomo di sua fiducia. (omissis) specificava che per commettere tale incendio era stata utilizzata 'una tanga di benzina…per darci fuoco'  e poi riferiva che c’era stato l’accordo con il 'padrone' (“il padrone stesso me l’ha detto di fare”) ossia con il titolare dell’attività date in fiamme, il quale gli aveva garantito il pagamento di “4.000 euro” nel momento in cui avesse incassato il premio dell’assicurazione (“…4000 me li dà quando li prende”). Infine (omissis) diceva di aver dato “400 euro” al soggetto che lui stesso aveva mandato per compiere materialmente l’incendio (.”…io a quello che glielo ho fatto fare ho dato 400…)".

Occhipinti - stando a quanto emerge dal provvedimento di fermo - avrebbe raccomandato di prestare sempre la massima cautela (“comunque stai attento”) gli rappresentava che per la tempistica in cui era avvenuto l’incendio, si sarebbero potuti verificare dei guai giudiziari ad un soggetto a lui vicino, il quale – proprio due giorni prima dell’attentato incendiario – aveva cercato di comprare l’attività in questione, motivo per cui le forze dell’ordine - se avessero appreso tale particolare - avrebbero potuto indirizzare le indagini proprio su quest’ultimo pur essendo lo stesso ignaro di tutto - prosegue la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia di Palermo - . L’episodio criminoso narrato dal suo autore e consistito essenzialmente in una truffa organizzata tra (omissis) e il proprietario dell’attività commerciale, sebbene dello stesso non possa ritenersi evidentemente responsabile l’Occhipinti è emblematico tuttavia della necessità che questi, al fine di adottare tutte le opportune strategie sul territorio, venisse - scrivono i Pm della Dda - tempestivamente informato di ogni possibile circostanza che avesse potuto destare l’attenzione delle forze di polizia o avesse potuto turbare eventuali operazioni economiche già programmate da parte della consorteria criminale".
 

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