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(foto ARCHIVIO)

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Il furto dello scooter, ex consigliere al boss: "Devo andare a fare la denuncia, la metto di lato giusto?"

Per i magistrati della Dda, questo è un episodio "espressivo della notoria capacità di Angelo Occhipinti di presidiare qualunque attività delittuosa operante a Licata"

“Senti Angelo, ti devo dire una cosa, però non voglio che ci rimani male e cose… lo sai il motorino rosso? ... lo avevo lasciato fuori e stanotte ... stamattina non l'ho trovato… perchè appena vengo devo andare a fare la denuncia e la metto di lato ... giusto?”. E' il 10 agosto del 2018 quando i carabinieri di Licata che stanno già sviluppando l'inchiesta antimafia "Assedio" captano questa conversazione all'interno del magazzino di via Palma. Per i magistrati della Dda di Palermo si tratta di un episodio "espressivo della notoria capacità di Angelo Occhipinti di presidiare qualunque attività delittuosa operante a Licata".

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A rivolgersi al presunto reggente della "famiglia" di Licata sarebbe stato un ex consigliere comunale di Licata che avrebbe chiesto - stando a quanto emerge dal provvedimento di fermo firmato dai Pm Claudio Camilleri e Gery Ferrara - "un interessamento affinchè questi si attivasse per rinvenire il ciclomotore che gli era stato rubato.

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"L’episodio, ricostruito nell’informativa, appare profondamente significativo della diffusa convinzione che Occhipinti - scrivono i pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo - in forza delle prerogative correlate al suo status mafioso, possa addirittura intervenire con effetto risolutivo in sostituzione dell’Autorità giudiziaria e delle forze di polizia, con l’ulteriore elemento di preoccupazione nel caso di specie derivante dal fatto che a rivolgersi ad un soggetto notoriamente mafioso sia questa volta addirittura un esponente delle istituzioni". 

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