Cronaca Licata

Gestivano lo smercio di cocaina direttamente dal carcere utilizzando dei cellulari: i retroscena dell'inchiesta antidroga

Il capitano dei carabinieri Francesco Lucarelli: "Queste persone, parlando in maniera indisturbata, con lo spacciatore all'esterno sono riusciti a concordare una cessione di stupefacente"

C'è stato anche un caso - è stato accertato dall'attività investigativa dei carabinieri della compagnia di Licata - di cessione di stupefacenti, cocaina per la precisione, organizzato e concordato con persone - un licatese e un riesino - che erano ristrette all'interno del carcere di Agrigento. Persone che comunicavano, in maniera indisturbata, ma illecita, con dei telefoni cellulari fatti entrare all'interno della casa circondariale "Pasquale Di Lorenzo".

"L'inchiesta s'è basata su intercettazioni, videocamere e pedinamenti. Con le intercettazioni siamo riusciti a monitorare dei telefoni che si trovavano all'interno del carcere di Agrigento - ha spiegato il capitano dei carabinieri della compagnia di Licata, Francesco Lucarelli, - . Erano telefoni che erano in uso a dei soggetti che erano detenuti per altre cause. Queste persone, parlando in maniera indisturbata, con lo spacciatore all'esterno sono riusciti a concordare una cessione di stupefacente di tipo cocaina".    

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"Questo episodio - ha proseguito il capitano Francesco Lucarello - ha destato particolare allarme in noi operatori. E' chiaramente un fatto molto grave. Di fatto, il detenuto diceva allo spacciatore che si trovava a Licata a chi doveva portare la droga. Attraverso un pedinamento che è stato fatto, abbiamo riscontrato il momento della cessione e abbiamo sequestrato lo stupefacente". 

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Di telefoni cellulari, negli ultimi tempi, nella casa circondariale "Pasquale Di Lorenzo" di Agrigento, ne sono stati trovati e sequestrati diversi. Non dovrebbero essere però quelli utilizzati dal licatese e dal riesino che gestivano, appunto, lo smercio di droga direttamente dalla cella. "Questo fatto evidenzia che c'è la necessità, da parte di chi è detenuto, di cercare, in tutti i modi, di comunicare con l'esterno perché comunque all'esterno c'è chi lavora per loro - ha evidenziato il capitano Lucarelli - . Interrompere questa catena è dunque importante, fondamentale". 

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