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Carabinieri / Licata

"Esce dal carcere dopo le estorsioni alle concessionarie ed evade dai domiciliari": torna in cella 45enne

Secondo l'accusa, l'indagato ha manomesso il braccialetto elettronico e si è allontanato dall’abitazione per andare in ospedale perché non stava bene

Si era lasciato alle spalle il carcere da poco tempo. E avrebbe dovuto stare ai domiciliari. Manomettendo il braccialetto elettronico – secondo l’accusa – si è però allontanato dall’abitazione dove sarebbe dovuto stare. E lo ha fatto, nei giorni scorsi, per andare in ospedale, al “San Giacomo d’Altopasso”, perché non stava bene e dove gli è stata prescritta una terapia farmacologica. Ospedale dove ha fatto ritorno, ma in ambulanza, anche una seconda volta. Partita la segnalazione dei carabinieri, a carico del quarantacinquenne licatese Calogero Occhipinti, è arrivato un provvedimento di aggravamento della precedente misura. E’ stato arrestato, proprio dai militari dell’Arma, e riportato in carcere. L’uomo, accusato di evasione dagli arresti domiciliari, ha riconfermato, quale suo difensore di fiducia, l’avvocato Gaspare Lombardo.

Occhipinti era stato arrestato, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Stefano Zammuto, lo scorso maggio perché – stando all’inchiesta di carabinieri e Procura – sarebbe evaso dai domiciliari per farsi consegnare una “paghetta”. Somme che andavano da 50 a massimo 200 euro. Denaro – richiesto con forza, minacce e frasi intimidatorie – che null’altro era che una estorsione. Almeno 5 – stando all’accusa di allora – quelle consumate o tentate nei confronti dei titolari di due concessionarie di Licata.

Il licatese, ostentando parentele mafiose, avrebbe – stando sempre  all'accusa dell’epoca - messo a segno le estorsioni mentre era, appunto, agli arresti domiciliari per altri motivi. A formalizzare denuncia furono allora le vittime delle estorsioni. Vittime che si erano sentite dire: “Quando io dico una cosa si deve fare perché in questa zona comando io, altrimenti vi ammazzo e vi prendo a schiaffi. E se vuoi vallo a dire ai carabinieri perché io sono Calogero Occhipinti”. Il quarantacinquenne, all’epoca, evidenziava – stando all’accusa - “d'essere da poco uscito da galera". L’attività investigativa dei carabinieri – che si avvalsero anche di impianti di videosorveglianza – portò il pm Cecilia Baravelli a chiedere la misura cautelare della custodia in carcere.

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