Estorsioni per pagare le spese legali delle "famiglie", ma spesso quei soldi sparivano

E' il 16 maggio del 2018 quando le cimici captano la conversazione fra Angelo Occhipinti di Licata e Giuseppe Puleri di Campobello di Licata. L'intercettazione: “..i soldi … i soldi …si è preso tutte cose ...cosa di prenderlo e scannarlo come un 'ciavareddu'"

(foto ARCHIVIO)

Proventi di una estorsione da destinare al pagamento delle spese legali delle famiglie mafiose. Si discuteva anche di questo - stando a quanto emerge dal provvedimento di fermo, siglato dalla Dda di Palermo, nell'ambito dell'inchiesta denominata "Assedio", - fra Angelo Occhipinti di Licata e Giuseppe Puleri di Campobello di Licata. L'intercettazione, realizzata dai carabinieri, risale al 16 maggio del 2018. Ma quei proventi - stando sempre ai magistrati della Direzione distrettuale Antimafia - "erano stati indebitamente riscossi e trattenuti da Vincenzo Spiteri (“..i soldi…i soldi…si è preso tutte cose…ma che minchia di pezzo di bastardo è!...cosa di prenderlo e scannarlo come un “ciavareddu”… ci sono andato da uno ... “se li è venuti a prendere” gli ho detto: “non ti ha detto chi minchia è?” … e gli ha dato i soldi … mille e cinque … più ogni mese è ghiutu (ossia: ci è andato) … si è preso quelli  miei, Angilù”). Dallo sviluppo del dialogo si comprendeva che al soggetto in questione era stata estorta la somma di 1.500 euro mensile, - ricostruiscono, nel provvedimento di fermo, i Pm Claudio Camilleri e Gery Ferrara - e che l’ultima volta Vincenzo Spiteri si era fatto consegnare tremila euro come anticipo di due mensilità: (PULERI: “ogni mese, ogni mese, fino quelli miei gli ha dato ... [… incomprensibile ...]  … tremila euro … dice … gli ha dato quelli miei anche ... e gli ha pagato fino ad ora ... fino ad altri due mesi è pagato...”)".

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Vincenzo Spiteri, così come Gabriele Spiteri, risultano indagati nell'inchiesta antimafia "Assedio", ma non sono stati destinatari di alcun provvedimento di fermo. 

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"Puleri chiedeva a Occhipinti di convocare immediatamente Vincenzo Spiteri (..lo mandiamo a chiamare..) affinchè - ricostruisce , nel provvedimento, a Dda di Palermo - gli fosse intimato di restituire i soldi riscossi (non mi hai capito ... hai capito cos'ha combinato questo bastardo o no? ... ora deve uscire tutte cose vedi … ah ... A' (Angelo) … non mi interesse una minchia, prende suo fratello e si vende la macchina  e porta i soldi), ciò tuttavia riferendo che, a suo dire, Spiteri, evidentemente in quanto anch’egli appartenente alla consorteria mafiosa, avrebbe potuto riscuotere le somme, ma a condizione di concordare l’azione con gli altri sodali e dividere i proventi ( “si, Angelù … ascolta a me, io l'ho fatto per ... ascolta a me … non c'è niente … chi civa iva…l'importante che era della situazione ... giusto? ..si … per salvaguardarti a te ... e a noi tutti ... non è che l'ho fatto io perché mi interessava a me”).
A fronte delle ulteriori rimostranze di Puleri (“vado per prendere i soldi ... “i soldi già glieli abbiamo dati” … [… incomprensibile …] ... ma vedi che questo qui è grave ... si è preso quelli miei … perchè … me li dovevo prendere io ... capisti? … [… incomprensibile …] ... ed invece si è preso questi e quelli ... più ...” ) Occhipinti al fine di convocare immediatamente Spiteri Vincenzo richiedeva l’intervento di Raimondo Semprevivo e Gabriele Spiteri. In particolare, Occhipinti, con tono di disprezzo, rappresentava a Gabriele Spiteri che il fratello Vincenzo, disobbedendo ad un suo espresso ordine era andato a riscuotere i soldi (“lui come si permette di andare in un luogo, quando gli dico che io ci mando a loro e ci devo andare io”).

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"Dal dialogo che si sviluppava si ha modo di apprendere - ricostruiscono i Pm - diverse circostanze, ossia: la fonte illecita di guadagno era originariamente dei campobellesi i quali poi avevano poi coinvolto anche Occhipinti (PULERI:una cosa che gli ho fatto prendere io, tieni a mente…per farli campare…); 
Angelo Occhipinti, in una sola occasione, per la riscossione del denaro, aveva delegato Vincenzo Spiteri (“quelli a me appartengono e lui lo sa … ”Vicè vedi che quelli ci vanno a nome mio, gliel’ho detto io di andarci, lascia stare tu non andarci … lascia stare tu non andarci … minchia … ora mi viene a dire… per prendere i soldi … arriva lui prende e se li va a prendere …”); la riscossione del denaro a titolo estorsivo era inziata circa 5/6 anni prima (“lui è da cinque anni che munge…sei anni…”); per diverso tempo Vincenzo Spiteri mensilmente era andato a riscuotere il denaro senza consegnare niente ad Angelo Occhipinti, ad eccezione di due mensilità, e Occhipinti - prosegue la ricostruzione dei magistrati - aveva ordinato a Spiteri di non andare più ad incassare il provento dell’estorsione (“..la miniera ha bisogno, tutta questa si tira … tutta questa si tira … ma unni minchia si deve imparare, ma cosa di buttarlo è … ma proprio lo devo buttare completamente … ha da cinque anni che munge come un’ammiscata e a me una lira di questo, non me l’hanno mai mandato nessuno … ora sono uscito (con riferimento alla sua scarcerazione) … dice: “zio Ga, come siamo combinati?” …  apposto andateci voi … e me li ha fatti avere due volte … che ho avuto il piacere di averli … ora prende e si ci va a presentare di nuovo … ora che li aspetto di nuovo … ma che minchia mi vogliono fare sfasare a  me … e per giunta gli dice: “chi minchia sono …” … che significa “chi minchia sono?”)". 

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Stando sempre alle ricostruzioni dei Pm della Dda, "i soldi di Giuseppe Puleri e quindi dei campobellesi erano destinati per il pagamento delle spese legali (“..soldi che io dovevo portare all’avvocato… l’avvocato, l’avvocato a pagare….angelù…perché gli avvocati…mille e cinquecento euro…ogni sei mesi...hai capito?...e ci pagava…che…che c’è bisogno…”);  la vittima d’estorsione era un soggetto molto pauroso incapace di reagire perchè pesantemente condizionato dallo spessore criminale dei suoi interlocutori (“quello mi ha detto: “vedi che io glieli ho dati, se li è venuti a prendere” … e quando è venuto a sapere che io sono andato a prendermi i soldi … “loro chi minchia sono?” … e si è preso i soldi … in più ogni mese ci è andato … puntuale … anche prima è venuto  … allora gli ho detto: “come siamo combinati?” … “io - dice - io quelli suoi glieli ho dati, più quelli che già si è venuto a prendere … qualche tremila …” … [… incomprensibile …]  che minchia si pigliaru … e gli ho detto: “perché glieli hai dati?” … cosa inutile che sei, cosa sei andato a farci … [… incomprensibile …] … e perché dice … [… incomprensibile …] … quello si spaventa dell’ombra sua, appena ci “sgriddi l’occhi” (… si piscia addosso  … se lo è mangiato a questo cristiano”); Occhipinti, appreso quanto riferitogli da Puleri, raccontava di avere incaricato Spiteri solo per non farsi monitorare da eventuali servizi di osservazione della polizia giudiziaria nei pressi della vittima (“…perché non voglio farmi vedere con lui…”) e che comunque da quel momento in poi Vincenzo Spiteri lo avrebbe dovuto avvertire ogni volta che avesse voluto recarsi dalla vittima per riscuotere (“… adesso glielo dico cosa succede … succede … lo deve fare sapere a me … poi decido io a chi devo mandarci e chi non mandarci … e basta”)".

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Le attività tecniche documentavano che Vincenzo Spiteri sarebbe stato condotto al cospetto di Puleri e Occhipinti. 

"Occhipinti aveva redarguito in modo duro Vincenzo Spiteri - scrive la Dda di Palermo - accusandolo di essersi appropriato del denaro destinato a tutta l’associazione (“..ti dissi andiamoci a prendere qualche mese e poi ci va Peppe…io ti ho detto pure, se ti ricordi, ti ho detto pure: “riposati un pochettino…che poi li prendo io e qualche cosuzza la dobbiamo mandare…anche se ti sei preso 100 euro al mese…100 euro al mese a me personalmente tu me li hai mandati?”); Puleri aveva rimproverato Spiteri per essersi appropriato dei soldi a lui spettanti ( “pure i miei ti sei preso, pure quelli miei ti sei preso…tu ogni mese ci sei andato…tu ti sei preso i soldi…fino alla fine del mese…”) e si era lamentato del fatto che i soldi sottratti erano destinati a fare fronte alle spese legali dei consociati (“…io ci dovevo portare i soldi all’avvocato e non gliel’ho potuti portare…”); ed analoga contestazione aveva avanzato Occhipinti (“…non so perché ci sei andato sempre…ogni mese…e poi uno ha bisogno di qualche soldo per gli avvocati e trova la porta chiusa…”).


 

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