Blitz "Assedio", ecco tutte le accuse mosse dalla Dda ai sette fermati

Nove complessivamente gli indagati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Il “promotore e organizzatore” sarebbe stato Angelo Occhipinti, inteso “Piscimoddu”, 64 anni

I fermati dell'operazione "Assedio"

I carabinieri del reparto Operativo di Agrigento, quelli della compagnia di Licata e la Dda di Palermo, non hanno dubbi. Il “promotore e organizzatore” sarebbe stato Angelo Occhipinti, inteso “Piscimoddu”, 64 anni, di Licata. I 7 provvedimenti di fermo – 9 complessivamente gli indagati - sono stati emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia. L'inchiesta è coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Paolo Guido e dai pm Claudio Camilleri e Gery Ferrara. Le accuse, a vario titolo, sono associazione di tipo mafioso armata, finalizzata alle estorsioni, nonché di concorso esterno in associazione mafiosa.

Ecco nel dettaglio le accuse mosse dalla Dda 

Angelo Occhipinti: “quale promotore e organizzatore della famiglia mafiosa di Licata, per essersi occupato di garantire il costante coordinamento con gli altri associati, organizzando e partecipando a incontri e riunioni riservate con altri membri dell'organizzazione mafiosa finalizzati alla trattazione e alla risoluzione delle vicende di interesse mafioso e per avere gestito le principali dinamiche funzionali al controllo illecito del territorio quali: la riscossione delle cosiddette ‘messe a posto’, il controllo delle attività produttive, la composizione di contrasti tra privati facendo leva sulle capacità di intimidazione derivanti dall’appartenenza al sodalizio mafioso, con ruolo apicale”. Contesta anche l’aggravante: “per avere commesso il fatto mentre si trovava sottoposto alla sorveglianza speciale ed in ogni caso nei 3 anni successivi da quando ne era cessata l’esecuzione”.

Giuseppe Puleri, inteso “Peppe”, 39 anni, di Campobello di Licata: “per avere mantenuto contatti con gli esponenti di altre famiglia mafiose della provincia, partecipando a incontri riservati finalizzati alla trattazione di vicende di interesse per l’intera associazione nonché, intervenendo nella gestione delle illecite attività associative quali: la riscossione e l’impiego dei proventi derivanti dalle ‘messe a posto’ e la regolamentazione della dislocazione delle attività imprenditoriali dedite all’uso di macchine per il gioco d’azzardo”.

Vincenzo Bellavia, 33 anni: “della famiglia mafiosa di Licata, per avere mantenuto un costante collegamento anche con esponenti di altre famiglia mafiose, cui veicolava messaggi da e per conto del capo della famiglia, Angelo Occhipinti, e avere contribuito all’approvvigionamento ed alla gestione della cassa comune della famiglia mafiosa”.

Angelo Graci, inteso “Trappolina” di 31 anni, e Giuseppe Salvatore Spiteri di 45 anni: “della famiglia mafiosa di Licata, occupandosi della trasmissione di informazioni tra altri associati nonché partecipando a incontri destinati alla trattazione di questioni concernenti dinamiche associative e svolgendo mirata attività di sorveglianza delle strutture logistiche utilizzate dalla consorteria per gli incontri riservati”.

Giuseppe Scozzari, 46 anni: “perché, concorreva, senza prenderne parte, nell’associazione mafiosa, ponendo in essere, a fronte della promessa di voti elettorali garantitagli dall’associazione, le seguenti condotte: nell’esercizio delle sue funzioni di responsabile del servizio tecnico del presidio ospedaliero di Licata garantiva corsie preferenziali per l’accesso ai servizi dell’Asp a soggetti indicati da Occhipinti; nell’esercizio delle funzioni di consigliere metteva a disposizione il proprio peso politico all’interno del Comune per fare ottenere a Occhipinti e a Raimondo Semprevivola regolarizzazione amministrativa di un’area sottoposta a sequestro”.

Angelo Occhipinti e Raimondo Semprevivo di 47 anni: “perché, in concorso tra loro, con violenza e minaccia, costringendo (omissis) a consegnare 5 mila euro a Semprevivo, si procuravano un ingiusto profitto”. 

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