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Lunedì, 16 Maggio 2022
Cronaca Licata

"Nessun abuso per non pagare 7 milioni al Comune", la difesa di Ortega chiede l'assoluzione

Il legale dell'ex capo dell'Utc di Licata, adesso dirigente del ministero delle Infrastrutture, replica al pg che aveva chiesto la condanna a 2 anni e 8 mesi. "Condotta legittima come certificato anche dai giudici amministrativi"

"Alla sentenza di assoluzione del processo di primo grado, già puntuale e coerente con i fatti, si sono aggiunti due elementi decisivi che confermano la legittimità dell'operato dell'ingegnere Vincenzo Ortega ovvero la nuova legge sull'abuso di ufficio che restringe il campo delle condotte penalmente rilevanti e la sentenza della giustizia amministrativa che sancisce la correttezza delle condotte": con l'arringa dell'avvocato Antonino Gaziano, che ha chiesto il rigetto dell'appello del pm per l'ex dirigente dell'Ufficio tecnico di Licata, attuale dirigente del ministero delle Infrastrutture, è arrivato all'epilogo il processo di appello sul caso dei presunti abusi legati alla costruzione del porticciolo turistico.

Il pg, nei confronti di Ortega, aveva proposto la condanna a 2 anni e 8 mesi. Il magistrato della Procura aveva proposto pure altre tre condanne e un'assoluzione. La Procura di Agrigento ha appellato la sentenza, emessa il 7 gennaio del 2020 dal gup Giuseppe Miceli che, al termine del processo con rito abbreviato, ha condannato il solo Luigi Francesco Geraci, 76  imprenditore di Sommatino, titolare della società “Iniziative immobiliari” che ha realizzato il progetto, per l'accusa di averlo costruito in maniera abusiva e su un'area demaniale, escludendo le accuse più gravi, vale a dire i presunti brogli che gli avrebbero consentito di non pagare al Comune gli oneri concessori per 7 milioni di euro e realizzare alcune varianti illegittime.

Il solo Geraci, quindi, era stato condannato a tre mesi di arresto; assolto - invece - per abuso di ufficio come altri tre imputati. Sono il dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Licata, Vincenzo Ortega; Andrea Occhipinti, 51 anni, a capo del dipartimento finanziario e Giuseppa Maria Pia Amato, 61 anni, responsabile del Suap. 
Il magistrato che rappresenta l'accusa in appello ha chiesto la condanna alla pena sollecitata dal pm Alessandra Russo a conclusione della requisitoria del processo di primo grado ovvero 2 anni e 8 mesi di reclusione per Ortega, 1 anno e 6 mesi per Geraci, 10 mesi per Occhipinti e Amato.

Chiesta l'assoluzione, infine, per Bartolo Consagra, 45 anni, condannato in primo grado per occupazione di area demaniale. Due i livelli di responsabilità ipotizzati dal pm. Da una parte il mancato pagamento degli oneri concessori sottratti alle casse del Comune per un importo di circa 7 milioni e, dall'altra, gli abusi edilizi con varianti approvate in maniera illegittima e spazi edificati senza la relativa concessione. 

L'imprenditore Geraci e i tre dirigenti del Comune erano imputati di abuso di ufficio perché, nel 2014, avrebbero approvato una variante illegittima al progetto, per ragioni legate all'acquisizione dei documenti, che consentì alcune modifiche per realizzare, fra le altre cose, una nuova piscina con annessi servizi e un fabbricato. 
 

Conclusi tutti gli interventi, il 31 marzo sarà emessa la sentenza. 

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