"Sono stato scout e odio il razzismo, non avrei mai detto quella frase": giovane arbitro si difende

Ventenne gambiano lo accusa di averlo etichettato come "sporco negro", la difesa del calciatore non arretra: "Va processato, ha già preso Daspo e squalifica"

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"Sono stato uno scout, sono uno sportivo e un antirazzista. Non avrei mai potuto dire quella frase". Cristian De Caro, il 22enne arbitro di Licata, squalificato dalla giustizia sportiva e sottoposto al Daspo per questa vicenda, si difende pure in tribunale dall'accusa di diffamazione con l’aggravante dell’odio razziale che scaturisce dalla denuncia di Kabila Colley, ventenne gambiano che militava nella Juniores della Parmonval che sarebbe stato etichettato - secondo la sua querela - come "sporco negro" prima di essere invitato ad andare via in malo modo.

L'episodio sarebbe accaduto nel maggio del 2019, in occasione della partita fra Parmonval e Camaro, finale regionale dei play off che si è disputata a Ravanusa. Il pubblico ministero Emiliana Busto chiede che il procedimento venga archiviato. “Le testimonianze di compagni e avversari – ha detto – non hanno consentito di arrivare a una ricostruzione univoca”.

Il ragazzo, attraverso il suo legale Giovanni Castronovo, ex direttore generale della Parmonval e attuale dirigente dell’Akragas, che di professione fa l’avvocato penalista, ha presentato un’opposizione che ieri è stata discussa in aula, davanti al giudice Stefano Zammuto, dall'avvocato Chiara Proietto.

La difesa del giovane calciatore insiste, sollecitando l'audizione di alcuni compagni di squadra, e sottolinea che "sia la giustizia sportiva che la Questura hanno ritenuto pienamente provati i fatti". Il giudice scioglierà la riserva nei prossimi giorni. Tre le ipotesi: archiviazione, supplemento istruttorio o imputazione coatta. 

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