Martedì, 23 Luglio 2024
Cronaca

Lo sfogo di una 19enne agrigentina: "Noi giovani costretti ad andare via"

Una lunga lettera scritta dalla studentessa Maria Grazia Sciortino: "La cultura siamo noi e noi di cultura non sappiamo niente"

Una lunga lettera scritta di pugno da una 19enne di Agrigento. Lei è Maria Grazia Sciortino, studentessa che prende in esame le ultime vicende della sua città. Cultura, movida e atti vandalici, la sua Agrigento scritta in un lungo sfogo.

La lettera della giovane agrigentina

"Sento ancora parlare di Agrigento 2020, di come 'la maestosa Valle dei Templi' non abbia superato le altre città in gara. In merito a ció vorrei dire che essere Capitale della Cultura, secondo me, non significa solo  valorizzare i beni culturali e paesaggistici e migliorare i servizi rivolti ai turisti, come vuole la prassi, ma è molto, molto e ancora molto  di più. Agrigento è la Valle dei Templi e l'eccezionale scoperta del teatro ellenistico, ma è anche la chiusura delle facoltà di archeologia, architettura e giurisprudenza per le matricole del Polo Universitario".

"Agrigento è il panorama che si può osservare dalla torre della Cattedrale, la quale è in rischio crollo e non salvarla sono 'scelte politiche', dicono. Agrigento è il largo Viale della Vittoria con i suoi alberi e con i suoi vasi, acquistati da privati e installati nel 2015, ormai vandalizzati. Agrigento è "la casa del libro" alla Villa Bonfiglio, messa a disposizione dell'intera comunità per diffondere il piacere della lettura  e il valore della cultura, anche quest'ultima nelle mani del vandalismo. Agrigento è la raccolta differenziata avviata nel 2018. Agrigento sono i negozi chiusi della via Atenea. Agrigento è la movida quasi morta. Agrigento sono gli agrigentini che rendono  difficile la vita di chi, con enormi sacrifici, forza, caparbietà, voglia di fare e intraprendenza, ha realizzato esercizi commerciali e con le proprie azioni tenta di far cessare le attività in pieno centro cittadino perché vorrebbe una città deserta e nel regresso, come se fosse una campagna: in assoluto silenzio".

"A me la cattiveria stupisce sempre, non sarò mai abbastanza grande per comprenderla e mai piccola d'animo per praticarla. Agrigento sono io, siamo noi giovani che, per poterci realizzare, siamo constretti a emigrare e a studiare al nord perché questa terra ci offre poco e niente.  Non mi sento, sinceramente, di fare il nome del poeta greco Pindaro, in quanto le poesie da lui prodotte erano su commissione (veniva pagato), bensì il nome di Pirandello, infatti in questa città la cultura è solo una maschera indossata per fare un'ipocrita pubblicità ai nostri reperti, ma questa parola dovrebbe essere concepita in un modo del tutto diverso: la cultura comprende tutta l'economia dell'intera comunità e dello stile di vita. La cultura siamo noi e noi di cultura non sappiamo niente".

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