Da dove è stata spedita la lettera di minacce a Patronaggio? Avviata l'inchiesta

Appare improbabile – ma le indagini sono appena all’inizio – che, fra quest'ultima missiva e quella dello scorso settembre, vi possa essere un collegamento. La “mano” che l’ha realizzata dovrebbe essere differente

Il procuratore capo Luigi Patronaggio

Nessun timbro postale. Contrariamente a quanto era accaduto lo scorso settembre, quando grazie al timbro si appurò che la lettera intimidatoria era partita dalla Toscana, adesso sulla busta – contenente le nuove minacce di morte e il proiettile di piccolo carico indirizzato al procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio – non c’è niente. E questo sembra complicare, almeno per il momento, l’attività investigativa dei carabinieri del Ros. Ma nessuno è, naturalmente, intenzionato a mollare. Perché da dove è partita quella lettera – che contiene anche minacce di morte nei confronti dei figli del procuratore Patronaggio – e chi l’ha spedita verrà scoperto. “Gli organi dello Stato stanno lavorando, si stanno muovendo. Lo ha detto anche il ministro Salvini – ha spiegato il prefetto di Agrigento, Dario Caputo - . Tutto l’apparato si sta muovendo per dare una risposta a questa azione che definire infima è dire poco”.

Il ministro della Giustizia chiama Patronaggio: "Solidarietà e vicinanza"

Se è vero che questa nuova missiva è arrivata fino al quinto piano del palazzo di giustizia, in via Mazzini ad Agrigento, è vero anche che il filtraggio della corrispondenza ha funzionato. C’è stata una risposta adeguata da parte di chi ha preso in carico il plico, una “risposta” basata su criteri di sicurezza in primo luogo per l’operatore.

Proiettile e minacce di morte per il procuratore Patronaggio e i suoi tre figli

Appare improbabile – ma l’inchiesta è, appunto, appena all’inizio – che fra le due missive vi possa essere un collegamento. La “mano” che l’ha realizzata e spedita dovrebbe essere differente. E questa ipotesi, a rigor di logica, perché nel precedente caso – quello di settembre scorso – sulla busta c’era un simbolo inequivocabile dell'estrema destra: il Gladio che è tipico di un'organizzazione paramilitare clandestina. In quella missiva era stato scritto, con un pennarello nero: “Zecca sei nel mirino”. E “zecca” è il termine utilizzato dall'estrema destra contro i comunisti.

Il prefetto: "Gesto vigliacco che fomenta un clima di tensione"

In quella lettera, come nell’ultima arrivata in Procura, si parla però sempre di immigrazione. Perché se, in precedenza, il riferimento esplicito era al caso “Diciotti” e all'inchiesta che aveva portato a iscrivere nel registro degli indagati il ministro dell'Interno Matteo Salvini, in quest’ultima è stato scritto: “Questo è un avvertimento, la prossima volta, se continuerai a fare sbarcare gli immigrati, passiamo ai fatti. Contro di te e ai tuoi 3 figli”.

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Il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica: "La tutela verrà rafforzata"

Come già deciso dal comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, il procuratore Patronaggio – già destinatario di un’adeguata misura di tutela – avrà una protezione rafforzata. Il comitato ha valutato la situazione anche sulla base delle direttive che, in materia di tutela e sicurezza dei magistrati, arrivano dal procuratore generale di Palermo. E l’obiettivo è quello di tutelare la serenità del lavoro e la sicurezza della persona anche sulla base del livello della minaccia.

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