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Cronaca

Abusivismo, la denuncia di Legambiente: nella zona A ancora centinaia di abusi da demolire

Tutto è contenuto nell'edizione 2022 del report "Unesco alla Siciliana" che analizza la gestione dei siti patrimonio dell'umanità nell'Isola

Di demolizione degli edifici e dei manufatti abusivi all'interno della vasta area di inedificabilità totale o parziale della Valle dei Templi non si parla quasi più e anche le ruspe, sembra, si siano ormai spente da tempo.

A beneficiarne, ovviamente, è chi ha costruito in spregio alle regole, che grazie al silenzio delle istituzioni può continuare serenamente a gestire beni che in realtà andrebbero abbattuti. I casi sono tanti: centinaia.

A riportare un report del numero di abusi oggi noti è Legambiente nel suo studio "Unesco alla Siciliana". Secondo i dati dell'associazione ambientalista, oggi tra le contrade di Cugno Vela, Maddalusa, foce dell'Akragas, Donfante, Poggio Muscello, Cozzo Mosè e San Leonardo si contano infatti la bellezza di 650 manufatti abusivi destinati appunto alla demolizione.

Demolizioni che però si sono sostanzialmente fermate, almeno nella loro realizzazione su ampia scala: come si ricorderà le ruspe erano tornate in funzione nel 2015 dopo 17 anni di silenzio in seguito all'azione della Procura della Repubblica e alla stipula di discussi protocolli d'intesa con gli enti pubblici. 

Da allora al 2020, secondo la stima di Legambiente, le demolizioni di intere abitazioni o comunque di singoli abusi sarebbero state poco più di una trentina, alcune delle quali realizzate dai diretti interessati per "risparmiare" sulle spese. Che fine abbia fatto quel fondo destinato a questo scopo dal Municipio già all'epoca dell'Amministrazione Firetto (e poi alimentato con economie sui lavori e, in prospettiva, con le condanne al risarcimento da parte degli abusivi) nessuno lo sa, ma una cosa è certa: di demolizioni non si parla più da tempo.

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