Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Le fiamme devastano le auto di due operai, danni anche al prospetto del palazzo

La scintilla iniziale è divampata in una Renault Clio di proprietà di trentunenne licatese, l'incendio si è esteso ad una Dacia Daster, posteggiata a pochi passi, di proprietà di un 63enne

Un passato incendio auto (foto ARCHIVIO)

Due autovetture, di proprietà di altrettanti operai, distrutte e il prospetto di un palazzo completamente annerito dal fumo. Nuova alba di fuoco in via Giovanni Amendola, a Licata. Le fiamme sono state spente dopo più di un’ora e mezza di intervento dai pompieri del distaccamento cittadino, mentre delle indagini si stanno già occupando i carabinieri della locale compagnia. Non sono stati sequestrati reperti per poter parlare immediatamente di un incendio dalla matrice dolosa. Ma l’ipotesi maggiormente tenuta in considerazione dai militari dell’Arma è proprio quella dolosa.

A bruciare sono state una Renault Clio di proprietà di trentunenne licatese, proprio in quest’utilitaria verosimilmente sarebbe scoppiata la scintilla iniziale. Poi le fiamme si sono estese ad una Dacia Daster, posteggiata a pochi passi, di proprietà di un altro operaio di 63 anni. Scattato l’allarme, in via Giovanni Amendola, si sono precipitati i pompieri. Erano le 4,58. Fino alle 6,25, i vigili del fuoco hanno cercato di salvare il salvabile, ma alla fine entrambe le vetture hanno riportato danni pesantissimi. Il fumo ha inoltre annerito il prospetto del palazzo innanzi al quale le due vetture erano state lasciate parcheggiate. Immediatamente, come procedura investigativa prescrive, carabinieri e pompieri si sono occupati del cosiddetto sopralluogo di rito. Ma non è stato trovato nulla che potesse riconfermare la matrice dolosa.

A ruota, l’intera zona è stata monitorata per verificare se fossero o meno presenti impianti di videosorveglianza. I filmati di eventuali telecamere potrebbero, del resto, dare un decisivo input alle indagini. Fitto, anzi categorico, è il riserbo degli investigatori che, ieri, non lasciavano trapelare nessuna indiscrezione sulle testimonianze raccolte o su eventuali indizi. “Le cause sono in corso d’accertamento”, continuavano a ripetere. 

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