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Giovedì, 22 Febbraio 2024
I controlli

Lavoravano "in nero" fra cantieri edili e bar e percepivano il reddito di cittadinanza: 5 denunciati

I nominativi degli indagati sono stati già comunicati, dai carabinieri del Nil, all’Inps per il blocco dell’erogazione degli emolumenti e il recupero delle somme illegittimamente incassate

Lavoravano “in nero” - fra cantieri edili, bar e pasticcerie - e continuavano ad incassare il reddito di cittadinanza. Cinque i denunciati, fra cui tre donne, fra Licata, Aragona, Racalmuto e Campobello di Licata. I loro nominativi sono stati già comunicati, dai carabinieri del Nil, all’Inps per il blocco dell’erogazione degli emolumenti e il recupero delle somme illegittimamente incassate.

I carabinieri del Nil, rastrellando ormai l’intera provincia, non si sono concentrati soltanto sui cantieri edili, ma anche sulle attività di ristorazione. Ed è durante l’ultimo tour de force di controlli che è emerso uno scenario forse assai diffuso, ma decisamente inquietante. Gli indagati non soltanto percepivano il reddito di cittadinanza, ma lavoravano “in nero”.

Ad Aragona è finito nei guai un licatese di 63 anni, lavoratore “in nero” di una ditta edile, ritenuto responsabile di aver omesso di comunicare la fine del mantenimento dei requisiti d’accesso al reddito di cittadinanza e la variazione del reddito proveniente da attività irregolare, per febbraio e marzo scorsi, per 1.900 euro. Stessa storia, grosso modo, a Racalmuto dove il lavoratore “in nero” scoperto è un ventiquattrenne e, nel periodo fra dicembre e marzo scorsi, ha incassato 2 mila euro di reddito di cittadinanza. In un bar-pasticceria di Licata, i carabinieri del Nil hanno invece trovato una cinquantunenne che lavorava senza alcun contratto e che percepiva l’aiuto economico dello Stato. In questo caso, la donna – per il periodo dicembre e gennaio scorsi – dovrà restituire mille euro. A Campobello di Licata sono state, infine, denunciate alla Procura della Repubblica madre e figlia, rispettivamente di 58 e 24 anni, residenti a Ravanusa. La cinquantottenne è risultata essere titolare di reddito di cittadinanza, la figlia lavorava “in nero” in un bar-pasticceria. Sono state ritenute responsabili di aver falsamente attestato all’Inps il possesso dei titoli e aver omesso di comunicare la fine del mantenimento dei requisiti d’accesso al reddito di cittadinanza. Dovranno restituire, per marzo ed aprile scorsi, 3.330,13 euro.

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