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La piccola bara ha trovato spazio nel cimitero di Lampedusa

La piccola bara ha trovato spazio nel cimitero di Lampedusa

La piccola bara bianca è arrivata, Youssef è stato seppellito a Lampedusa

Sul terreno, oltre a dei mazzi di fiori e candele, è stata collocata una specie di lapide in cui è scritto il nome del piccino

E' stato seppellito nel cimitero di Lampedusa il neonato di 6 mesi, originario della Guinea, che mercoledì ha perso la vita dopo il naufragio a 30 miglia dalla costa libica. La piccola bara bianca è stata tumulata nell'area del cimitero dove ci sono già dei migranti, vittime di altre sciagure del mare, senza nome. Sul terreno, oltre a dei mazzi di fiori e candele, è stata collocata una specie di lapide in cui è scritto il nome del piccino: Youssef, Ali Kanneh, la data di nascita: 26.04.2020 Libia è stata realizzata all'interno dello scafo di un'imbarcazione che è sormontata da un arcobaleno, mentre la data del decesso: 11.11.2020 è stata inserita, con la scritta Mediterraneo, in fondo al mare. 

Ad assistere alla piccola cerimonia funebre e alla tumulazione della bara c'era anche la mamma del piccino: una diciassettenne. Presente anche il parroco dell'isola: don Carmelo La Magra.

In attesa di tumulazione

“Aspettiamo il permesso e seppelliremo il piccolo a Lampedusa. Sarà con noi la mamma che si trova, al momento, all’hotspot dove è assistita dai volontari e dagli psicologi. Ha solo 17 anni e vogliamo starle vicino con delicatezza. Il papà del bambino è rimasto in Libia, erano partiti mamma e figlio. Youssef, nei suoi sei mesi di vita, non ha avuto niente da bambino, né una culla, né giochi, né serenità o pace”. Don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa, fa fatica a parlare.

Le lacrime dei lampedusani per il piccolo Youssef, il parroco: "Siamo la tua famiglia"

A mobilitarsi per fare in modo che, a Lampedusa, arrivasse una piccola bara bianca è stato il Comune che sosterrà ogni spesa della tumulazione. Alcuni isolani ieri mattina hanno reso omaggio alla piccola bara bianca recandosi nella camera mortuaria del cimitero.

Chi si è recato al cimitero era ancora sotto choc perché aveva visto sui social il video – postato dalla Open Arms che ha effettuato il soccorso - del salvataggio, con quella giovanissima mamma che grida ai soccorritori "I loose my baby". Il piccino, dopo il naufragio di tre giorni fa nelle acque libiche, è arrivato morto a Lampedusa, nonostante l’evacuazione medica urgente realizzata dalla Capitaneria di porto.

Naufragio in acque libiche, il bimbo di 6 mesi morto portato a Lampedusa

“Commozione, sui social, da parte dei lampedusani. Nella realtà, gli isolani non hanno avuto modo di esternare i loro sentimenti perché non ci sono momenti pubblici – ha spiegato don Carmelo La Magra - . Nonostante questa tragedia, continua una piccola critica agli sbarchi. In tanti fanno notare che, in tempo di Covid, i lampedusani non possono uscire, ma i migranti arrivano. Commenti che lasciano il tempo che trovano. Magari sul momento della morte, tutti si commuovono, ma poi ci si dimentica di tornare a salvare e a soccorrere. Nessuno oserebbe dire: ‘sono contento della morte di questo bambino’. Però, purtroppo, della commozione ci dimentichiamo subito”. Don Carmelo pensa soprattutto alla giovane mamma: “Staremo vicini alla mamma e la faremo pregare come meglio vuole. Il rito che ci accomuna tutti è l’affetto e il ricordo. Sui rifugiati, per i sub sahariani, gli isolani hanno un atteggiamento più moderato, riconoscono che scappano da guerre, fame e contesti difficili. Cosa che non avviene per i tunisini”.

"Non possiamo stupirci ogni volta per quello che accade nel Mediterraneo, la questione dei migranti è un problema che riguarda tutta l'Europa. E' un tema che deve trovare unita l'Ue, e per dimensioni e gravità non è diverso da questioni come il terrorismo – ha detto il sindaco di Lampedusa Totò Martello - . Gli attentati in Francia ci riguardano tutti, le morti in mare pure. Non c'è più tempo da perdere".

A Lampedusa, intanto, ieri sono arrivati altri 4 barconi con un totale di oltre 260 migranti. Dall’hotspot sono stati trasferiti altri gruppi – erano stati ben 120 i migranti imbarcati nella giornata di giovedì – sulla nave quarantena Azzurra. L’Open Arms, la nave della Ong spagnola con a bordo 259 migranti: fra cui i superstiti del naufragio in cui ha perso la vita Youssef, è arrivata ieri sera in rada di Trapani ed è rimasta a poca distanza dalla nave quarantena della Snav Adriatico sulla quale verranno poi trasbordati tutti migranti. 

(Aggiornato alle 15:00)

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