Tornati a Lampedusa dopo espulsione e respingimenti: altri 7 arresti, salgono a 29 i tunisini bloccati

In carcere è stato portato un 44enne che deve scontare oltre 9 mesi di pena poiché condannato dal tribunale di Genova

La Questura di Agrigento

Quattro sono stati arrestati perché sono rientrati, in Italia: attraverso la frontiera marittima di Lampedusa, nonostante fossero stati espulsi dai prefetti di Reggio Emilia, Padova, Livorno e Siracusa. Uno è stato bloccato in esecuzione di un provvedmento di revoca del decreto di sospensione dell'ordine di carcerazione e altri due, invece, sono stati arrestati perché tornati nonostante fossero destinatari di provvedimenti di respingimento. Sono sette i tunisini che sono stati bloccati dalla Squadra Mobile che è coordinata dal vice questore aggiunto Giovanni Minardi. Salgono, dunque, a ben 25 - in neanche due settimane - i tunisini che sono finiti nei guai o perché, appunto, rientrati nonostante espulsioni e respingimenti o perché avevano dei "conti aperti" con la giustizia italiana. 

Pene da espiare o rientrati dopo l'espulsione: 7 arresti, salgono a 18 i tunisini bloccati

A questi si aggiungono anche i quattro arrestati ieri, sempre dalla Squadra Mobile, a Noto. Anche loro erano sbarcati a Lampedusa e assieme ad altri 91 connazionali erano stati trasferiti nel Siracusano. Accertato che erano appunto rientrati nonostante l'espulsione, i quattro sono stati arrestati. Crescono, con il passare dei giorni, di fatto, i tunisini "indesiderati" - in quanto appunto già espulsi, respinti o perché condannati o ricercati - che, una volta identificati, vengono arrestati. 

Quelli bloccati nella città dei Templi, sei - i tunisini già espulsi o destinatari dei provvedimenti di respingimento emessi dai questori di Trapani e Agrigento - sono stati posti agli arresti domiciliari. Il 44enne che deve scontare invece la pena di oltre 9 mesi - in quanto condannato dal tribunale di Genova - e per il quale era stato revocato il decreto di sospensione dell'ordine di carcerazione è stato invece portato alla casa circondariale "Di Lorenzo" di contrada Petrusa.      
 

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