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Equipaggio accusato di avere ignorato i soccorsi prima della strage, teste: "Grida migranti si sarebbero sentite a un chilometro"

Un funzionario della Capitaneria depone al processo: "In quelle condizioni era impensabile non accorgersene"

“In quelle condizioni, le urla e le grida dei naufraghi si sarebbero sentite a distanza di 500 metri o forse di un chilometro. Era buio e non c’era nessun’altra imbarcazione, non so se all’interno ci potevano essere dei rumori per la strumentazione di bordo ma non avrebbero inciso”.

I sette componenti dell’equipaggio del peschereccio “Aristeus, accusati di non essersi fermati a soccorrere l’imbarcazione, stracolma all'inverosimile con almeno 520 immigrati, che stava per colare a picco, si sono sempre difesi sostenendo di non avere avuto contezza di quanto stava per accadere da lì a poco. Un funzionario della Capitaneria di porto, chiamato ieri a testimoniare al processo per omissione di soccorso a carico dei sette imputati, ha ricostruito in aula la possibile rotta e le condizioni ambientali di quella tragica notte.

Nella strage del 3 ottobre del 2013 ci furono 366 morti accertati al largo di Lampedusa. L’imbarcazione stava per affondare e l’equipaggio del peschereccio, sostiene l’accusa, proseguì senza fermarsi a soccorrere i profughi né tantomeno avvisare le autorità. “È stata ricostruita la rotta – ha detto il funzionario rispondendo al pubblico ministero Gloria Andreoli – ed è del tutto compatibile con quella dell’imbarcazione affondata”. 

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