"Imbarcò più persone sul quadrimarano per una serata danzante", assolto imprenditore

Nino Di Maggio, proprietario della "Quarta isola": una imbarcazione autocostruita, era stato accusato d'aver provocato il pericolo di naufragio. Per il giudice "il fatto non sussiste"

"Il fatto non sussiste". E' con questa formula,  pienamente liberatoria, che l'imprenditore Nino Di Maggio di Lampedusa, proprietario dell'imbarcazione la "Quarta isola", è stato assolto dall'accusa d'aver provocato il pericolo di naufragio. A pronunciare la sentenza - accogliendo le istanze della difesa che è stata rappresentata dall'avvocato Angelo Farruggia - è stato il giudice Giuseppe Sciarrotta del tribunale di Agrigento.  

La “Quarta Isola” è un’imbarcazione autocostruita assai nota nelle Pelagie per avere ospitato anche rinomati personaggi della musica e dello spettacolo. Il proprietario Nino di Maggio, titolare di un cantiere nautico e costruttore dell’imbarcazione, un quadrimarano su due livelli, era stato rinviato in un giudizio con l’accusa di avere provocato, ad avviso della Guarda costiera, il pericolo di naufragio. Pericolo che - stando all'accusa - si sarebbe determinato perché erano state imbarcate, nel corso di una serata danzante fuori porto, circa 160 persone, rispetto alle 90 che l’imbarcazione era abilitata a trasportare.

I fatti risalgono all’estate 2016 e il processo ha preso le mosse da un’informativa a firma dell’allora comandante della Capitaneria di porto di Lampedusa, secondo la quale l’imprenditore avrebbe imbarcato circa 160 persone a bordo dell’imbarcazione in tal modo esponendoli al pericolo di naufragio. Il difensore dell’imputato, l'avvocato Angelo Farruggia, ha sostenuto che non vi fosse prova della compresenza di 160 persone a bordo poiché la Capitaneria si era limitata ad osservare da lontano l’imbarcazione, senza procedere alla identificazione dei presenti. In ogni caso - ha sostenuto il difensore - le caratteristiche tecniche dell’imbarcazione non verificate dalla Capitaneria, per dimensioni, forma e peso, erano tali che anche nell’ipotesi in cui fossero stati presenti 160 persone, anche per le ottime condizioni meteo, non poteva configurarsi alcun pericolo di naufragio. La tesi sostenuta dalla difesa ha trovato piena conferma in una perizia tecnica disposta dal tribunale di Agrigento e affidata all'ingegnere Guagenti.

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