La Procura dissequestra la "Sea Watch3": "Non residuano esigenze probatorie"

Il provvedimento era scattato nell'ambito dell'inchiesta nella quale è indagata l'ex comandante Carola Rackete, accusata di resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e resistenza o violenza contro nave da guerra

La Sea Watch3 al porto di Licata

"Non residuano esigenze probatorie che giustifichino il mantenimento del sequestro". Con queste motivazioni il pubblico ministero della Procura di Agrigento, Gloria Andreoli, ha disposto il dissequestro della 'Sea Watch 3', scattato nell'ambito dell'inchiesta nella quale è indagata l'ex comandante Carola Rackete, accusata di resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e resistenza o violenza contro nave da guerra.

"Favoreggiamento dell'immigrazione clandestina", concluso l'interrogatorio di Carola Rackete

La capitana tedesca, difesa dagli avvocati Leonardo Marino e Alessandro Gamberini, fu anche arrestata, salvo poi venire rimessa in libertà dal gip che non ha convalidato il provvedimento. L'ufficio diretto da Luigi Patronaggio e Salvatore Vella ha ritenuto che non sussistessero più ragioni per mantenere il sequestro penale. La nave, tuttavia, resterà nel porto di Licata perché sottoposta a sequestro amministrativo: il 2 settembre scorso è stato notificato il
sequestro cautelare amministrativo assieme ad una sanzione da 16.666 euro per Rackete e la Ong.

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"Il sequestro cautelare amministrativo è palesemente illegittimo alla luce dello stesso decreto sicurezza bis nella sua prima versione, un oltraggio all'intelligenza" dice l'avvocato di Sea Watch Alessandro Gamberini. Il decreto, aggiunge la portavoce Giorgia Linardi, "calpesta il dovere di un comandante di portare in salvo i naufraghi e colpisce la dignità di un paese che oggi considera una nave che salva vite come una minaccia alla sicurezza e all'ordine pubblico".

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