Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca Lampedusa e Linosa

Pescatori scafisti davanti al gip, il "pentito" accusa e si difende: "Minacciato per ritrattare"

Un 43enne tunisino ribadisce durante l'incidente probatorio: "L'equipaggio sapeva che c'erano dei clandestini nella stiva"

"Non sapevo che nella stiva c'erano tre clandestini, mi sono imbarcato su quel peschereccio solo per fare il mio lavoro di pescatore. Hanno fatto tutto gli altri componenti dell'equipaggio": il quarantatreenne tunisino Amara Jandoubi , arrestato il 20 luglio insieme ad altri tre presunti scafisti tunisini, con l'accusa di avere "scaricato" almeno tre migranti sull'isolotto di Lampione prima di tentare di riprendere la rotta verso l'Africa, accusa altri presunti componenti del gruppo. Lo ha fatto in occasione dell'incidente probatorio che si è tenuto davanti al gip Stefano Zammuto.

A chiedere di cristallizzare la prova e fissare l'udienza per la sua audizione, che rappresenta a tutti gli effetti un'anticipazione del processo, era stato il pubblico ministero Sara Varazi in considerazione del fatto che, in precedenza, aveva fatto dichiarazioni con cui accusava gli altri componenti dell'equipaggio.

Il presunto scafista ha risposto alle domande del giudice, del pm e dei componenti del collegio difensivo dei quattro indagati, fra cui lui stesso, ovvero gli avvocati Calogero Lo Giudice, Agnesa Neculai, Michele Cardella, Daniele Re, Samantha Borsellino, Anna Salvago e Riccardo Gueli. Lo ha fatto difendendosi dalle accuse e rivelando di essere stato minacciato per ritrattare le sue precedenti dichiarazioni. "Non so chi sia stato, nella cella del carcere - ha detto - ho sentito qualcuno che mi diceva di stare zitto e che mi sarebbe finita male". Il tunisino, però, non ha saputo indicare chi siano gli autori delle presunte intimidazioni nè fornire dettagli utili alla ricostruzione.

L'arresto è scattato poco dopo avere scaricato tre migranti da un peschereccio. 

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