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Migranti, Carola Rackete: "Ho battuto Salvini, ma ho dovuto lottare pure con Sea Watch"

LA 33enne tedesca: "Ho pensato che, dopo due anni, è stato messo un bel punto finale, perché è stato stabilito che il decreto sicurezza bis era una legge sbagliata"

"Ho pensato che, dopo due anni, è stato messo un bel punto finale, perché è stato stabilito che il decreto sicurezza bis era una legge sbagliata". A raccontarlo, in una intervista a La Repubblica l'ex capitana della Sea Watch 3 Carola Rackete, che poco prima di Natale ha incassato l'archiviazione dell'inchiesta nei suoi confronti. La 33enne tedesca non ha favorito l'immigrazione clandestina e non ha violato il Codice della navigazione quando, tra il 28 e il 29 giugno 2019, è entrata nel porto di Lampedusa con 40 migranti a bordo forzando il decreto sicurezza bis dell'allora ministro dell'Interno Matteo Salvini.

"Quando siamo salpati sapevamo che il decreto era stato approvato, ma non ci aspettavamo di finire in un conflitto con lo Stato italiano. Dopo il recupero dei naufraghi in mare, è stato chiaro che non ci sarebbe stata una soluzione politica: tutti ci stavano rifiutando il porto di sbarco. È lì che mi sono convinta che dovevo avere il coraggio di sfidare il vostro governo proprio sul campo preparato da  Salvini col suo decreto", ha spiegato Rackete. Che sulle definizioni  usate da Salvini ('zecca tedesca', 'comunista', 'terrorista') dice non essersi sentita ferita. Quel linguaggio usato dal ministro "dimostra  tuttavia - ha detto - come dal populismo si scivola facilmente verso  l'autoritarismo. Il discorso pubblico è tossico contro le donne,  contro i migranti, contro i giovani, contro l'ambiente. Se al timone della Sea Watch 3 ci fosse stato un maschio, Salvini non si sarebbe comportato così".

Nel duello "alla fine Salvini ha perso", ha specificato Rackete. "Io mi sentivo dalla parte giusta della storia. Per me era chiaro che il muro invisibile eretto in mare contraddiceva le leggi internazionali marittime e che, per sbarazzarsene, qualcuno doveva avere la forza di abbatterlo", ha affermato l'ex capitana della Sea Watch 3. Ma non sono mancati conflitti interni a Sea Watch. "Da una parte c'eravamo io, il  capo missione Philipp e il capo medico di bordo, dall'altra il back office di Berlino. Sia quando sono entrata nelle acque territoriali italiane, sia quando ho forzato il blocco a Lampedusa, sono andata contro le raccomandazioni del back office. Non avevamo un accordo stabilito o una strategia comune. Ho preso una decisione che trovava contraria una parte della ong".

"In pubblico - ha proseguito - Sea Watch è stata dalla mia parte e mi ha aiutato ad affrontare l'indagine, ma avrei voluto consenso anche a Lampedusa. C'era una pressione incredibile su di me ed ero l'unica in grado di prendere la decisione. I conflitti interni sono stati più difficili da gestire che il conflitto con il governo italiano". Rackete comunque rifarebbe tutto, anche se da allora la sua vita è cambiata: "non ho più le stesse opzioni di prima. Sto tornando a fare le cose che amo, in difesa dell'ecosistema". La rivedremo al timone di una nave di soccorso? "Non è necessario stare su una nave per combattere le ingiustizie. E non sento l'urgenza di tornare nel Mediterraneo per rendere completa la storia", ha concluso.

(fonte: Adnkronos)
 

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