Domenica, 19 Settembre 2021
Cronaca Lampedusa e Linosa

Sversamento di reflui fognari non depurati dall'hotspot, dopo l'esposto di Legambiente aperta un'inchiesta

Oltre al danno ambientale, non sembrerebbero esclusi rischi per la salute pubblica. Durante il vertice in Procura con i carabinieri s'è anche affrontata l'emergenza fughe, di migranti in stato di sorveglianza sanitaria anti-Covid, da Villa Sikania. Con polizia e guardia di finanza sono state tracciate le linee investigative per identificare, laddove possibile, gli organizzatori della maxi traversata che ha consentito lo sbarco di 538 extracomunitari in un'unica soluzione

Il procuratore capo Luigi Patronaggio e il tenente colonnello Vincenzo Castronovo in aperta campagna

C'è un nuovo "fiume" a Lampedusa, un "fiume" composto dai reflui fognari, non depurati, scaricati dall'hotspot di contrada Imbriacola. Una fogna a cielo aperto creato nelle vasche di laminazione in terra del vallone Imbriacola, in aree esterne alla riserva naturale, ma ricadenti in zone di importanza naturalistica. E' soprattutto su questa criticità - dopo l'esposto formalmente presentato alla Procura di Agrigento da Legambiente - che il procuratore capo, Luigi Patronaggio, si è soffermato, durante il vertice di stamani al quinto piano del palazzo di giustizia, con i carabinieri del centro Anticrimine e natura di Agrigento. Legambiente denuncia "un gravissimo caso di degrado e di inquinamento ambientale". Ma non è escluso - spetterà naturalmente ai carabinieri del centro Anticrimine e natura di Agrigento verificare - che vi siano anche rischi per la salute pubblica. Perché fra quei reflui fognari finiscono anche i liquami di chi è affetto da Covid-19, da difterite e, in passato, anche da tubercolosi. Non è escluso, anzi sembrerebbe essere molto probabile, che, nelle prossime settimane, verrà effettuato - nell'ambito dell'inchiesta aperta subito dopo l'esposto di Legambiente - un sopralluogo mirato.  

Lampedusa, la denuncia di Legambiente: "I reflui dell'hotspot scaricati senza depurazione"

liquami da hotspot legambiente esposto-2

Le fughe da Villa Sikania

Sempre con i carabinieri, il procuratore Patronaggio ha affrontato anche l'emergenza fughe da Villa Sikania. I giovani, minorenni non accompagnati per la maggior parte, non si trovano in stato di "reclusione". Sono semmai in stato di sorveglianza sanitaria anti-Covid e dunque, soprattutto per quello, non dovrebbero affatto allontanarsi arbitrariamente. Carabinieri, polizia ed esercito non possono far molto. Cioè non possono trattenerli con la forza. Semmai - questo sarebbe emerso durante il vertice - è il sistema di accoglienza che va rivisto, occorre fare in modo che per il tempo necessario all'ultimazione della sorveglianza sanitaria i migranti accettino, serenamente, di dover stare nella struttura di Villa Sikania. Potrebbe essere determinante, per evitare le fughe appunto, creare luoghi e momenti di socialità all'interno della struttura. Ma è un obiettivo sul quale occorrerà lavorare. 

Nuova fuga da Villa Sikania: 46 minorenni in sorveglianza sanitaria anti-Covid sono riusciti ad allontanarsi

Il maxi sbarco e le connection house libiche

Con la Squadra Mobile della Questura e con la Guardia di finanza, sempre il procuratore capo Patronaggio s'è invece soffermato sull'inchiesta aperta dopo il maxi sbarco di 538 migranti che erano ammassati su un unico barcone. Il riserbo investigativo, in questo caso, è naturalmente ferreo. Ma, fin da subito dopo lo sbarco, è stato facilmente comprensibile come, almeno in questo caso, non si cerchino soltanto - come invece avviene ad ogni sbarco - gli scafisti, ma anche e soprattutto gli organizzatori della maxi traversata. Gli stessi che, verosimilmente, hanno tenuto in qualche connection house libica le persone che poi, ammucchiate all'inverosimile, sono state imbarcate su un unico natante. Molti dei migranti - secondo quanto accertato, durante i controlli sanitari di Medici senza frontiere - sarebbero stati torturati con un ferro rovente sulla coscia, bruciati con le sigarette su tutto il corpo. "Un ragazzo aveva una brutta ferita sulla coscia e ci ha detto che è stato torturato con un ferro rovente - ha raccontato il medico anestesista Alessandro Trainito - . La ferita si stava rimarginando, ma era infetta. Su altri ragazzi c'erano segni di colpi di arma da fuoco, sia vecchi che nuovi. Uno aveva una pallottola nell'addome, a un altro hanno sparato venti giorni fa".

Il maxi sbarco di Lampedusa, la Procura apre un'inchiesta: un'organizzazione dietro quel viaggio

Stralcio dell'inchiesta passa alla Dda

Uno stralcio dell'inchiesta della Procura di Agrigento sull'ultimo maxi sbarco di Lampedusa, con 538 persone stipate su un unico barcone, passa alla Dda di Palermo. Secondo gli inquirenti ci sarebbe, infatti, una organizzazione criminale dietro quell'approdo. Sarà il procuratore aggiunto di Palermo Marzia Sabella, a capo del dipartimento che si occupa della tratta di essere umani, ad occuparsi del fascicolo.

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