Lunedì, 15 Luglio 2024
L'approfondimento

Pescatori tunisini in carcere, il gip: "Anche la consegna del denaro da parte dei migranti è pirateria"

Il giudice per le indagini preliminari che si era occupato del primo caso aveva inquadrato il fatto come estorsione aggravata. Stefano Zammuto, per estensione, lo ha invece qualificato come "depredazione"

Il gip del tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, convalidando i fermi dei 6 pescatori-pirati tunisini ha fatto rientrare nella fattispecie della pirateria anche la richiesta, e consegna da parte dei 49 migranti, di tutti i soldi che avevano con loro, inquadrando il fatto criminale esattamente per come aveva fatto il procuratore capo, facente funzioni, Salvatore Vella. 

Lo scorso fine luglio quando, per la prima volta in Italia, vennero fermati 4 pescatori tunisini accusati di pirateria, il gip Iacopo Mazzullo convalidò i fermi per pirateria, relativamente alla rapina del motore del barchino, che è perseguibile senza confini territoriali (e il reato era stato commesso in acque internazionali). I fermi, in quella precedente circostanza, non furono invece convalidati per la consegna del denaro che è stata ritenuta estorsione aggravata, fattispecie che aveva bisogno per cristallizzarsi della giurisdizione italiana. 

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Adesso, pur sussistendo la giurisdizione italiana visto che le condotte sono state consumate nella zona contigua: oltre le 12 miglia dalla costa, il gip Stefano Zammuto ha fatto rientrare nella fattispecie di pirateria, per estensione, anche la consegna del denaro. "Depredare - ha richiamato la Convenzione di Montego Bay il gip di Agrigento - consiste nello spogliare di qualcosa con la violenza o con l'inganno". "La sottrazione del motore è avvenuta senza alcuna consegna da parte dei migranti e anzi a dispetto del loro manifestato dissenso - scrive Zammuto - e si è realizzato con un'azione fulminea, attuata con l'inganno dopo aver tranquillizzato le vittime sull'imminente arrivo dei soccorsi italiani. Gli indagati - aggiunge il gip - hanno approfittato dello stato di necessità in cui versavano i migranti e l'hanno ulteriormente aggravato, creando le condizioni per cui questi non potevano sottrarsi alle loro richieste. Se è vero - spiega il giudice - che i migranti hanno acconsentito alla richiesta e consegnato denaro, è parimenti vero che non avevano alcuna alternativa in una situazione in cui era in pericolo la loro vita". 

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Sugli aspetti della pirateria, comprese le condotte che possono essere in qualche modo estorsive, la Procura di Agrigento, già dalla fine di luglio, ha avviato interlocuzioni con il tribunale del Riesame di Palermo e con la Cassazione. Il procuratore Vella sta cercando di parametrare meglio la fattispecie e creare giurisprudenza in Italia, stabilendo cosa è pirateria e cosa non lo è. 

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