"Lettini e ombrelloni abusivi su tutta l'isola", prosciolti undici titolari di stabilimenti

Gli imputati decidono di pagare l'oblazione ed estinguono il reato, il processo scaturito da un blitz di una task force delle forze dell'ordine

“Non doversi procedere perché il reato è estinto in seguito al pagamento dell’oblazione”. Il secondo troncone dell'inchiesta scaturita dal maxi controllo degli stabilimenti balneari di Lampedusa nel 2014 va in archivio senza un vero e proprio processo. Il giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Alfonso Malato, ha emesso una sentenza con cui, nella sostanza, prende atto che gli undici imputati, titolari di imprese di noleggio di ombrelloni e lettini, sparsi per Lampedusa, hanno pagato una somma compresa fra i 250 e i 300 euro e hanno estinto il reato.

La procedura è prevista per alcune ipotesi di reati meno gravi. Si tratta di Calogero Maggiore, 52 anni; Antonio Eugenio D’Aietti, 34 anni; Carmela Maggiore, 41 anni; Giambattista Fabio Teresa, 36 anni; Salvatore Di Malta, 43 anni; Mircea Ionut Hotju, 35 anni, Francesco Cucina, 46 anni; Alfredo Mancino, 41 anni; Alfredo Cardella, 47 anni; Gaspare Natoli, 48 anni; e Giovanni Tuccio, 28 anni. Gli imputati, che hanno nominato come difensori, fra gli altri, gli avvocati Gianfranco Pilato, Giuseppe Lentini, Luigi Troja e Gaetano Gucciardo, erano accusati di avere occupato numerose spiagge del litorale lampedusano con ombrelloni, lettini e altre attrezzature che sarebbero state destinate al noleggio in assenza delle relative autorizzazioni.

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In questo modo avrebbero invaso arbitrariamente il demanio marittimo senza che, peraltro, in alcuni casi vi fossero bagnanti ad utilizzare le attrezzature. Il processo, diviso poi in due tronconi, scaturisce da un blitz, eseguito il 27 agosto del 2014, da una task force di polizia, Guardia di Finanza, vigili urbani e Forestale. Venne, di fatto, accerchiato l’intero litorale: da Cala Francese fino a Sciatu Persu, Cala Croce, Cala Madonna e la Guitgia.

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