Mare Jonio ad un miglio da Lampedusa, il sindaco: "I porti sono aperti"

Salvatore Martello: "So che la nuova circolare del ministro Salvini è stata trasmessa in nottata alle autorità, ma in mare non esistono le circolari. Se hai bisogno e se c'è bisogno io chiedo di entrare, insomma, mi devi fare entrare. E basta"

Il sindaco di Lampedusa Salvatore Martello

"Riesco a vedere la nave Jonio, sono alla fonda a poco più di un miglio dalla costa. Noi siamo qui che li aspettiamo. Se arrivano sono i benvenuti...". Lo ha detto il sindaco di Lampedusa Salvatore Martello. "Se c'è bisogno del nostro intervento - dice Martello - noi interveniamo". E ricorda che "non c'è un' ordinanza di chiusura dei porti, che mi risulti". La nave "Mare Jonio" è a circa un miglio dalla costa lampedusana. Di fatto, si sarebbe messa al riparo visto che più a largo le onde arrivano a circa tre metri. 

Mare Jonio è arrivata a Lampedusa, ma c'è il divieto di sbarco: chiesta evacuazione medica 

"Noi sindaci non abbiamo nessun potere, ma possiamo testimoniare che il porto di Lampedusa è aperto. Non ci sono dubbi! Ci sono navi che entrano senza autorizzazione, se c'è qualcuno che invece chiede l'autorizzazione non capisco per quale motivo non deve entrare - ha spiegato il sindaco delle Pelagie - .  I ragionamenti che si fanno con le carte sono validi quando non c'è il mare. In mare esiste tutta un'altra legge che è quella naturale: quella riconosciuta da tutti. Se c'è qualcuno in difficoltà deve essere aiutato. Quando ci sono criticità sulla barca e ci sono difficoltà a raggiungere un porto lontano e c'è un'isola come Lampedusa il primo approdo valido è Lampedusa, deve essere soccorso". 

"So che la nuova circolare del ministro Salvini è stata trasmessa in nottata alle autorità, ma in mare non esistono le circolari. Se hai bisogno e se c'è bisogno io chiedo di entrare, insomma, mi devi fare entrare. E basta" - ha spiegato il sindaco delle Pelagie Totò Martello in merito alla direttiva del Viminale in cui vengono ribadite e le procedure dopo eventuali salvataggi in mare. Secondo il Viminale "la priorità rimane la tutela delle vite ma subito dopo è necessario agire sotto il coordinamento dell'autorità nazionale territorialmente competente, secondo le regole internazionali della ricerca e del soccorso in mare".

"Qualsiasi comportamento difforme", sostiene il Viminale, "può essere letto come un'azione premeditata per trasportare in Italia immigrati clandestini e favorire il traffico di esseri umani". Da qui la decisione di firmare una direttiva che è stata inviata a tutte le autorità interessate.

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