Strage del 3 ottobre, Fico incontra Martello: "Basta tweet, servono risposte dal Parlamento"

Il presidente della Camera, Roberto Fico, sulla legge Bossi-Fini: "Siccome il mondo è cambiato, anche le politiche sull'immigrazione devono cambiare e devono essere al passo con i tempi"

Il sindaco Martello ed il presidente della Camera, Roberto Fico

"Sono convinto che siccome il mondo è cambiato, anche le politiche sull'immigrazione devono cambiare e devono essere al passo con i tempi". Lo ha detto, secondo quanto riporta l'Ansa, il presidente della Camera Roberto Fico, al termine di un incontro con il sindaco di Lampedusa a Montecitorio, risponde a chi gli chiede se sia arrivato il momento di modificare la legge Bossi-Fini. "E' molto siginificativo aver incontro qui il sindaco di Lampedusa e altre associazioni. E' stata l'occasione per fare un punto rispetto a quanto avvenuto il 3 ottobre del 2013, è un fatto importante - ha aggiunto il presidente della Camera Roberto Fico che ha anche ricordato come proprio il "Parlamento abbia approvato la legge per l'istituzione della giornata in memoria delle vittime".

"Il Parlamento deve essere attivo per quanto riguarda le politiche sull'immigrazione. Si tratta di politiche che governo e Parlamento devono affrontare in un quadro globale e europeo, da tirare fuori da ideologizzazioni e dallo scontro che fanno male agli italiani" - ha aggiunto Fico - . 

"Sono contento di essere stato ricevuto: il problema varca la soglia del Parlamento" - ha detto, invece, il sindaco di Lampedusa Totò Martello al termine dell'incontro a Montecitorio - . "Basta con annunci e proclami, non sono provvedimenti da prendere con un tweet o con altre diavolerie sui social. Servono risposte per iscritto e nel Parlamento" - ha aggiunto Martello - . 

Era il 3 ottobre del 2013 quando i migranti stipati su un'imbarcazione, per segnalare la propria posizione a terra incendiarono una coperta. Ma il rogo si propagò scatenando l'inferno e la più grave tragedia dell'immigrazione: centinaia di profughi si gettarono in mare e annegarono. 368 morti: donne, uomini, bambini. Si salvarono in 155. Da allora sono trascorsi 7 anni. E il 3 ottobre è diventato Giornata della Memoria e dell'Accoglienza, una data in cui si ricordano le vittime del naufragio di Lampedusa e tutti i migranti che hanno perso la vita nel tentativo di arrivare in Italia, la porta dell'Europa. 

A Roma, oggi, il presidente Roberto Fico ha ricevuto a Montecitorio il sindaco delle Pelagie Totò Martello. Un incontro per discutere della gestione dei flussi migratori e della necessità di promuovere iniziative di pace nel Mediterraneo. Domani il sindaco Martello, come gli anni precedenti, sarà a bordo di un peschereccio per deporre una corona di fiori nel punto di mare del naufragio.

Nel corso dell'incontro alla Camera sono intervenuti Nazzarena Zorzella (ASGI - Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione), Roberta Rughetti (Amref Healt Africa) e Ugo Melchionda (GREI250), che insieme con il sindaco Martello hanno illustrato alcune valutazioni legate all'esperienza di Lampedusa in relazione all'impatto dei flussi migratori - anche sulla comunità locale -, al valore della Memoria e del rispetto dei diritti umani, all'importanza di promuovere iniziative di Pace nel Mediterraneo ed all'opportunità di riprendere il percorso legato al "Global Compact for Migration", il documento delle Nazioni Unite per una migrazione "ordinata regolare e sicura".

Intanto, Medici Senza Frontiere, Sea-Watch, Open Arms e Mediterranea chiedono al governo italiano la fine dei blocchi delle loro navi di soccorso nel Mediterraneo, in occasione della giornata della memoria delle vittime dell'immigrazione del 3 ottobre. "Sette anni dopo la strage di Lampedusa, il Mediterraneo resta uno dei più grandi cimiteri al mondo, a nulla vale la presenza, fino nella rada del porto di Tripoli, di mezzi militari italiani ed europei ad evitarlo" - hanno denunciato le organizzazioni in una nota - . "A nulla il fatto che i voli di ricognizione aerea dell'Agenzia Frontex e di Eunavformed siano in grado di controllare ogni movimento che avviene dalle coste della Libia, di fatto facilitando il respingimento illegale delle persone per procura. Le organizzazioni in mare chiedono: "il riconoscimento istituzionale, non solo a parole ma attraverso una pratica sottoscritta dai Ministeri competenti, del valore e dell'obbligo della necessità del soccorso in mare; la fine del blocco delle navi e degli aerei delle organizzazioni della società civile europea; l'immediata assistenza e assegnazione di un porto sicuro entro le 24 ore per tutti i mezzi navali che si trovassero a operare soccorsi in mare, al di là della loro classificazione - come previsto dalla Convenzione per il soccorso in mare nella dicitura "senza ritardo alcuno"-, con procedure sanitarie chiare e uguali per tutte; la riattivazione di un meccanismo europeo per la salvaguardia della vita in mare lungo la rotta del Mediterraneo centrale".

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