"Basta hotspot, migranti e isola militarizzata": si fa di nuovo alta la tensione a Lampedusa

Molti isolani chiedono la convocazione, per oggi, di un consiglio comunale. Il grido: "Non vogliamo più collaborare con lo Stato sul traffico di carne umana"

Il Comune di Lampedusa

Nonostante l’arrivo della tanto invocata nave-quarantena, a Lampedusa la mobilitazione della popolazione non si ferma. Accanto all’obelisco Pomodoro, praticamente in via Roma, ieri, c’è stata una sorta di assemblea a cielo aperto.

La Moby Zazà è arrivata a Lampedusa, ancora avvistamenti di migranti

Tanti isolani chiedono la convocazione del consiglio comunale per discutere della questione ospedale, ma anche dell’emergenza immigrazione. “Questa nave (il riferimento è alla “Moby Zazà”) da sola non potrà servire a nulla – diceva il lampedusano Giacomo Sferlazzo - . Se entro domattina (oggi ndr.), alle 10, non convocano il consiglio comunale dobbiamo essere tutti in piazza e salire al Comune per pretendere un Consiglio sull’ospedale e sul fatto che noi lampedusani non vogliamo più collaborare con lo Stato sul traffico di carne umana. Non si può continuare a dire che Lampedusa è l’isola dell’accoglienza e che noi siamo eroi – aggiungeva, microfono alla mano, il lampedusano - . Perché da fuori non capiscono. Fuori è stata sempre raccontata un’altra isola. Basta hotspot, basta Lampedusa-caserma militare – lanciava un appello - . Non è vero che l’emigrazione non si può fermare, non la vogliono fermare. Il punto è – proseguiva Sferlazzo - che servono gli immigrati in queste condizioni perché servono gli schiavi e perché c’è il business dell’accoglienza”.

Il Consiglio era stato già chiesto anche per poter stabilire se aprire o meno la stagione turistica ed eventualmente con quali protocolli. 

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