"Picchiava la moglie e la costringeva a fare sesso", condannato 37enne

I giudici gli infliggono tre anni di reclusione, la donna fu costretta a rifugiarsi in comunità insieme ai figli

Tre anni di reclusione per l’accusa di maltrattamenti, assoluzione “perché il fatto non costituisce reato” per quella di violenza sessuale aggravata. È la sentenza dei giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, nei confronti di G.M., 37 anni, di Lampedusa.

La donna, parte civile con l’assistenza dell’avvocato Teresa Re, per sfuggire alle violenze dell’imputato sarebbe stata persino inserita in una comunità protetta insieme ai figli. Il trentasettenne l’avrebbe colpita con schiaffi e calci tirandole persino degli oggetti contro, minacciandola di morte – sempre per futili motivi secondo l’accusa – e costringendola ad avere rapporti sessuali.

Quest’ultimo aspetto, che però il collegio di giudici composto anche da Giuseppe Miceli e Antonio Genna ha escluso, costituiva anche un singolo capo di imputazione di violenza sessuale aggravata per il quale è stato assolto. L’uomo, in particolare, difeso dall’avvocato Serena Gramaglia, era accusato di avere costretto la donna “sottomessa psicologicamente, ad avere rapporti sessuali facendole capire che se avesse rifiutato le avrebbe fatto del male fisico”. I giudici, in realtà, hanno escluso l’accusa di violenza sessuale ritenendo che fossero integrate solo le condotte di maltrattamenti.

Il pubblico ministero Sara Varazi aveva invece chiesto la condanna, per tutti i capi di imputazione, a dieci anni e sei mesi di reclusione. 

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