"Soldi per sottrarre i migranti clandestini all'espulsione", in 9 verso il processo

Sotto inchiesta, con l'accusa di avere ospitato illegalmente gli stranieri, anche i componenti di un'associazione di volontariato

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Mettevano a disposizione degli stranieri - arrivati clandestinamente in Italia - documenti, biglietti di viaggio e abitazioni. Residenze, fra Porto Empedocle e Lampedusa, che servivano ad evitare i controlli e i relativi rimpatri. A scoprire questa presunta organizzazione è stata la polizia. Gli agenti della Squadra Mobile, poco più di un anno fa, hanno dato esecuzione a un'ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari firmata dal Gip Luisa Turco su richiesta del pm Paola Vetro. Le accuse, sul piano indiziario, finora hanno retto solo in parte.

In ogni caso il magistrato della Procura ha fatto notificare l'avviso di conclusione delle indagini preliminari e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio. Nove gli indagati, fra loro ci sono alcuni componenti dell'associazione Askavusa, molto nota a Lampedusa per il suo impegno nel sociale. Il 18 aprile dell'anno scorso furono arrestati due tunisini. Sono adesso 9 le persone che compaiono nella lista del pm. Ad essere posti, allora, ai domiciliari furono Nazha Achibi di 54 anni e Sadok Fathallah di 60 anni. Entrambi sono stati ritenuti responsabili, in concorso, del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I tunisini, secondo quanto ipotizza l'accusa, dietro il pagamento di somme di denaro, favorivano l'illegale permanenza di cittadini stranieri sul territorio nazionale. E lo facevano mettendo a disposizione di alcuni migranti documenti d’identità, biglietti di viaggio per far risultare che gli stessi immigrati erano giunti legalmente in Italia e poi garantivano sicure modalità di trasferimento per raggiungere altri paesi europei.

Questa ipotesi di reato è contestata anche a Mohamed Ahmed Mansour, 28 anni, figlio di tunisini ma nato in Italia;  El Aid Ben Mohamed, 42 anni, tunisino e Mario Caruana, 36 anni, di Porto Empedocle. Stesso titolo di reato ma condotte diverse per tre componenti dell'associazione Askavusa che, senza alcuna richiesta economica o di altra natura ai migranti clandestina, li avrebbero ospitati illegalmente nelle proprie abitazioni o in abitazioni a loro riconducibili favorendo, in questo modo, la loro permanenza illegale in Italia in quanto gli avrebbero impedito il trasferimento, l'espulsione o il rimpatrio. Si tratta di Francesca Del Volgo, 39 anni; Annalisa D'Ancona, 39 anni e Irene Cocco, 37 anni. La sola D'Ancona, peraltro, è accusata di detenzione di armi da guerra perchè, in occasione di una perquisizione nella sua abitazione, è stato trovato del materiale bellico: in particolare un involucro di bomba da fucile e alcuni bossoli. Il solo Ben Mohamed Mohamed, tunisino di 24 anni, uno dei migranti entrati illegalmente in Italia che avrebbe ricevuto i documenti per restare in Italia, è accusato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale perchè, in occasione di alcuni controlli, avrebbe esibito una carta di identità e una tessera sanitaria intestate ad altri. 

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Con l'avviso di conclusione delle indagini, i difensori (Leonardo Marino, Rosario Fiore, Clara Bonfiglio, Germana Graceffo e Alessandra Ballerini), avranno venti giorni di tempo per provare a convincere il pm a non chiedere il rinvio a giudizio con la produzione di memorie, sollecitando altri atti di indagine o attraverso un interrogatorio. 

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