Migrante positivo al Covid, riesplode la protesta: "Le Pelagie vengano dichiarate porti non sicuri e si chiuda l'hotspot"

I lampedusani hanno paura che anche le forze dell’ordine e i medici che vanno in banchina per visitare gli extracomunitari possano venire – nonostante i presidi di sicurezza – contagiati. Sia il medico del Poliambulatorio che lo stesso direttore Francesco Cascio sono stati sottoposti a tampone, il cui esito è stato negativo

Un barchino carico di migranti approdato negli scorsi giorni

Lampedusa - con un'unica voce - invoca la chiusura dell'hotspot di contrada Imbriacola e di dichiarare, per tutto il tempo dell'emergenza sanitaria Coronavirus, "porti non sicuri" gli scali di Lampedusa e Linosa. I timori per il rischio contagio da Covid-19 dilagano. Preoccupazioni ed ansia aumentano in tutto il mondo, ma per Lampedusa hanno una valenza diversa: è terra di frontiera, sistematicamente esposta agli sbarchi dei migranti, ed realtà priva di un ospedale. 

Se lo scorso martedì i lampedusani erano scesi in strada, protestando, perché non volevano più che sull’isola sbarcassero immigrati, adesso – dopo che è stato accertato che un 15enne egiziano giunto a Lampedusa e trasferito prima a Porto Empedocle e poi a Pozzallo è risultato positivo al Coronavirus – gli isolani stanno portando avanti una raccolta di firme per far chiudere l’hotspot. A promuoverla è stato l’attore lampedusano Tony Colapinto. “Dopo 20 anni di accoglienza non possiamo essere traditi” – ha detto Colapinto che propone, visto il periodo di emergenza sanitaria, anche la chiusura del porto di Lampedusa. Esattamente come ieri pomeriggio è stato fatto a Porto Empedocle dove il sindaco Ida Carmina ha firmato un’ordinanza.

Sbarchi ed emergenza Covid-19, il sindaco di Porto Empedocle chiude il porto

I lampedusani hanno paura che anche le forze dell’ordine e i medici che vanno in banchina per visitare i migranti che approdano possano venire – nonostante i presidi di sicurezza – contagiati. Dopo che è risultato positivo il 15 egiziano, sia il medico del Poliambulatorio che lo stesso direttore Francesco Cascio sono stati sottoposti a tampone, il cui esito è stato negativo.

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"E' il momento di far fronte comune, mettendo da parte le appartenenze politiche, le idee e tutto quanto potrebbe dividerci - ha scritto, lanciando un appello ai concittadini, l'attore lampedusano Tony Colapinto - . Troviamo quello che ci accomuna e unisce: il bene delle nostre isole”.

Anche il gruppo consiliare “Fare”- con il suo capogruppo Filippo Mannino – ha invitato il sindaco Totò Martello, che aveva avanzato al ministero la richiesta per una nave quarantena, di dichiarare, per tutto il periodo dell’emergenza Coronavirus, "non sicuri i porti di Lampedusa e Linosa e di conseguenza di vietare lo sbarco e il transito di qualsivoglia migrante proveniente da sbarchi". Il gruppo consiliare invoca la chiusura dei porti delle due isole e chiede di sapere "se tutti i soggetti venuti a contatto con il migrante risultato positivo al Covid19 (inclusi tutti coloro che eventualmente hanno viaggiato sulla nave di linea) siano stati o meno sottoposti a tampone e se siano state adottate misure di quarantena". Chiesta anche la sanificazione degli ambienti in cui sono transitati i migranti venuti a contatto con il ragazzo risultato positivo.

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Gli imprenditori lampedusani hanno invece già scritto al presidente della Regione Nello Musumeci. "Prima di essere imprenditori siamo genitori, gente che da un trentennio ha subito passivamente i flussi dei migranti. Li abbiamo accolti, rifocillati, accuditi sempre. Oggi, stiamo vedendo una nave di una Ong che vorrebbe attraccare a Lampedusa. A bordo ha più di 100 migranti e, da quello che sappiamo, ci sarebbe qualcuno di loro che sta male. Premesso che nessuno di noi non vorrebbe aiutare questi esseri umani - scrivono - deve essere chiaro però che stiamo vivendo una situazione al limite. Il Coronavirus è il pericolo incombente. Non possiamo, a Lampedusa, accogliere nessuno e meno che mai persone che arrivano da paesi extracomunitari dove la pandemia è arrivata. Non ci sono le condizioni e potrebbe essere una ecatombe per tutti noi. La preghiamo signor presidente Musumeci - aggiungono gli imprenditori - di aiutarci: di fare sbarcare altrove queste persone in luoghi dove sarà possibile darei assistenza sanitaria e umanitaria. Lampedusa in questa fase non è nelle condizioni di poterli servire per come ha sempre fatto".

Non c'è soltanto il problema delle Ong, naturalmente. L'eventuale ordinanza di chiusura dei porti di Lampedusa e Linosa produrrebbe certamente effetti per le Ong, ma non per i barchini. E le isole Pelagie sono state - lo dimostra la cronaca degli ultimi anni - "patria" di approdi in solitaria o cosiddetti sbarchi fantasma.  
  

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