La Sea Watch 3 fa rotta verso Lampedusa, Salvini firma una direttiva

Il ministro dell'Interno chiede alle autorità di polizia di vigilare affinché il comandante e la proprietà della nave "si attengano alle vigenti normative nazionali ed internazionali"

La Sea Watch 3 ferma al porto di Licata nelle scorse settimane

Ci risiamo. Dopo aver lasciato le acque di ricerca e soccorso libiche la Sea Watch 3, con a bordo 52 migranti soccorsi, dalla tarda mattinata ha puntato la rotta verso Nord, in direzione Lampedusa, che si trova a poche ore di navigazione. 

Il ministro dell'Interno Salvini, secondo quanto riporta l'Ansa, ha già firmato una nuova direttiva per diffidare la Sea Watch dall'ingresso in acque italiane. Il provvedimento chiede alle autorità di polizia di vigilare affinché il comandante e la proprietà della nave "si attengano alle vigenti normative nazionali ed internazionali" e, nel caso la Sea Watch 3 provi, come in passato, ad entrare in acque nazionali, intimino il divieto di ingresso e transito.

Se la Sea Watch 3 manterrà la rotta attuale arriverà Lampedusa. Dall'isola motovedette di Guardia di finanza e Guardia costiera sono pronte a muoversi per intimare lo stop al limite delle 12 miglia dalla costa.

Nuovo "braccio di ferro" a distanza

"Ha chiesto alla Libia il porto sicuro, li faccia sbarcare lì", ha attaccato, secondo quanto riporta l'Ansa, il ministro. "Tripoli non è un porto sicuro, sarebbe un crimine portare lì i naufraghi", replica la ong tedesca. Ed è l'ennesimo braccio di ferro, con il titolare del Viminale che ribalta l'accusa delle Procure nei suoi confronti imputando a Sea Watch il reato di sequestro. La Ong mostra una comunicazione ricevuta in mattinata dalla "Libyan navy coast guard": "Secondo le regole il Pos (Place of safety, il porto sicuro, ndr) dove prendersi cura dei bisogni urgenti dei soccorsi a bordo - si legge - è Tripoli". Ma il comandante non ci sta e risponde ricordando che la nave "batte bandiera olandese ed è obbligata ad aderire alle leggi olandesi e internazionali riguardanti la ricerca e soccorso di persone in mare". E secondo le norme, "noi siamo obbligati a trasportare le persone soccorse in un posto sicuro"; ma un posto come la Libia dove "le persone soccorse sono sotto una fondata minaccia di persecuzione o maltrattamento non può essere considerato un porto sicuro secondo la legge internazionale del mare". Dunque, aggiunge, "non possiamo sbarcare le persone soccorse in un porto libico né ad un'altra nave diretta in Libia". Scatta l'ira di Salvini. "Sea Watch non vuole portarli in Libia? Allora - intima - spieghi perché ha chiesto a Tripoli un porto sicuro. E perché, dopo la risposta positiva, ha atteso per ore davanti alla costa africana. Aveva il via libera allo sbarco, l'atteggiamento della Sea Watch sembra un vero e proprio sequestro di persona per motivi politici. Polemizza col Viminale sulla pelle degli immigrati". 

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